Innovatori d’Italia

Chiusa l’edizione 2011. Idee, progetti e persone in rete, al servizio di un Paese disorientato.
Polo Lionello
L’Italia s’è desta, anzi una parte dell’Italia reale s’è desta e non tanto con un ennesimo inno o con uno slogan accattivante. Se si dovesse fare un bilancio dell’edizione 2011 di LoppianoLab – uno spazio libero e aperto all’Italia, nel 150° dell’unità nazionale –, il risveglio e il tornare a mettersi in gioco per il Paese sarebbero voci in attivo. Il laboratorio ospitato a Loppiano, in Toscana sul Valdarno, ha registrato circa tremila visitatori da tutta Italia. Non solo curiosi, ma piuttosto appassionati di quanto i 56 appuntamenti, distribuiti nei quattro giorni di incontri, tavole rotonde, happening creativi, workshop, avrebbero mostrato, sfidando l’inesorabile “ormai” con un “ancora” che unito alla parola “speranza” poteva render sospettosi, dati i tempi di crisi.

 

Anche le borse della cooperativa Equiverso di Francesco Tortorella segnano un punto a favore dello sperare. «Dopo il G8 di Genova, mi sono chiesto con altri amici, se non potevamo cambiare sistema e alleare produttore e consumatore». Da qui il commercializzare i prodotti realizzati dall’impresa Dalla Strada, che si occupa anche dell’inclusione professionale e sociale dei suoi operai: ragazzi di strada del Brasile. Francesco ha uno stand al Polo Lionello Bonfanti, sede dell’Expo di circa 70 aziende, aderenti al progetto di Economia di Comunione, giunto quest’anno al ventesimo anniversario.

Mentre rimbalzano le notizie di crolli della finanza e della produzione, qui c’è gente che continua a scommettere e parla di innovazione e sinergie. I giovani, il Sud, l’incubatore di nuove aziende sono state tra le priorità tracciate da Eva Gullo, presidente della società che gestisce il Polo. Intanto i veterani dell’EdC spiazzano e commuovono con le loro testimonianze, dove santità e provvidenza sono sdoganate dall’ambito religioso per diventare prassi che testimonia l’intervento del loro “socio invisibile”: Dio. E nessuna vergogna nel confessarlo.

 

Gli otto laboratori tematici progettati dal Gruppo editoriale Città Nuova, tra i quattro promotori di LoppianLab, sono stati ─ all’insegna del coraggio ─ spazi di lavoro creativo sulla situazione del Paese. Non si dribbla sulla crisi di rappresentatività politica, sull’erosione della coesione sociale, sull’informazione scandalista. Nessuno nega le sfide che ci sovrastano: immigrazione, formazione, ricerca di senso, giovani, ruolo dei carismi e della fede nel nuovo millennio. Eppure la vivacità delle proposte emerse conferma che il pessimismo non la spunta: dalle manifestazioni di piazza con slogan e proposte positive a una giornata nazionale delle good news (buone notizie). Del resto, anche Maria Voce, presidente dei Focolari, aveva auspicato nel suo messaggio che “Gesù in mezzo” ai partecipanti ispirasse «le proposte giuste per il bene dell’Italia».

La vera novità è il metodo che promana dalla cultura dell’unità: essere rete e non solo fare rete, e ciò implica ascolto, progettualità, coinvolgimento di imprenditori e professionisti, politici e accademici, volontari e generazioni diverse, Sud e Nord all’insegna dell’apertura, dello sperare insieme e dell’esser comunità.

 

Una comunità composita dove le razze, le religioni, le diverse provenienze culturali possono convivere senza eludere la fatica e la problematicità, ma con un’idealità forte che aiuta a gettare cuore e mente oltre l’ostacolo. Ecco quanto ha proposto ai partecipanti del laboratorio nazionale la cittadella di Loppiano, che fino a notte fonda ha aperto i battenti rendendo visibile il sogno di Chiara Lubich: fare dell’umanità una sola famiglia.

Le cene a tema tra pesce fritto e couscous, le storie, le musiche, le danze, sono state l’espressione più gioiosa e colorata di questa serata. «Del resto le espressioni artistiche non sono qualcosa da relegare in musei o esposizioni, ma devono essere un fatto quotidiano», ha ribadito Angelo Falmi, pittore e docente all’Accademia di Catanzaro, presente con altri artisti a LoppianoLab. «Arte vuol dire fare e l’azione è il nostro modo naturale di vivere, di esprimerci».

 

In questa terra che dell’arte dell’uomo è stata patria con Dante, Petrarca e Ficino, l’Istituto universitario Sophia, tra i soggetti promotori di LoppianoLab, lancia una proposta: un Festival dell’umanesimo, che ha già raccolto il plauso degli amministratori locali presenti all’inaugurazione e alla giornata conclusiva, assieme al governatore della regione Toscana, Enrico Rossi.

«Un nuovo umanesimo per i giovani – specifica Piero Coda, preside di Sophia – per coniugare parole nuove di politica, di impegno civile, di etica, di cultura da realizzarsi come segno concreto per il territorio». Un piccolo bozzetto sono state già le conversazioni con filosofi, sociologi, economisti, comunicatori intervenuti ai diversi appuntamenti.

 

Nel brevettare l’esperienza di questo settembre si potrebbe azzardare una formula composta da cinque C:creatività, cultura, condivisione, comunità, cittadinanza. Di sottofondo una sesta, quella di Carisma, «un carisma – come ha evidenziato l’economista Alessandra Smerilli – che una donna vulnerabile, fragile, come lo siamo tutti in tempi di crisi, ha saputo ben trafficare per un modello sociale ed economico vincente».

 

Approfondimenti e interviste su www.cittanuova.it “Speciale LoppianoLab”.

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