Influenza A o stagionale?

Salute

Mentre nei Paesi ricchi ci si prepara all’arrivo della pandemia, l’Organizzazione mondiale della sanità avverte che nei 75 Paesi poveri situati in Africa, America Latina ed Asia questa nuova epidemia potrebbe provocare milioni di morti e caos se i Paesi occidentali non stanzieranno 780 milioni di euro per vaccini, farmaci, campagne di informazione e sensibilizzazione.

L’ordinanza emessa dal ministero del Welfare italiano fa sapere che il vaccino anti A sarà consegnato alle regioni tra il 15 ottobre e il 15 novembre e somministrato a circa il 40 per cento della popolazione. Le prime vaccinazioni verranno fatte al personale sanitario, agli addetti ai servizi pubblici essenziali, alla pubblica sicurezza, alla protezione civile, ai donatori periodici di sangue. Successivamente potranno essere vaccinate le gravide al terzo mese e le persone dai sei mesi ai 65 anni non comprese nei gruppi già mensionati affette da patologie importanti. Se saranno disponibili ulteriori quantità di vaccini “testati” e sicuri, le istituzioni valuteranno in quella fase sul da farsi.

Nel comunicato della società italiana di igiene e medicina preventiva presente nell’Unità di crisi ministeriale si precisa che «la vaccinazione contro l’influenza stagionale non sostituisce quella contro l’agente della nuova pandemia». Chi fa parte delle categorie cui i due farmaci vengono offerti gratis per avere un’immunità completa dovrebbe perciò accettarli entrambi. La vaccinazione contro le due influenze, importante ricordarlo, tutela non solo la propria salute, ma anche quella della comunità perché la circolazione dei virus viene così ridotta. Quello per l’influenza stagionale protegge da tre virus diversi dalla A (il virus pandemico). Per difendersi dai quattro virus bisognerebbe dunque fare le due vaccinazioni.

Le categorie alle quali le regioni proporranno gratuitamente i due vaccini sono differenti. Quello per l’influenza di stagione viene raccomandato a operatori dei servizi essenziali, bambini e adulti con gravi malattie croniche e anziani sopra i 65 anni. L’antipandemico invece verrà offerto, come ho detto, a operatori di servizi essenziali, giovani e adulti con gravi malattie croniche e cittadini tra i due e i 27 anni.

 

Le iniezioni si faranno presso i servizi delle Asl e negli studi di medici e pediatri di famiglia. Il vaccino per la stagionale verrà venduto come ogni anno in farmacia, a disposizione di chi vorrà potenziare le difese dell’organismo, pur non rientrando nelle fasce di gratuità. L’antipandemico, al contrario, non andrà in farmacia, perché le dosi a disposizione sono per il momento razionate. Dunque il governo ha scelto di distribuirlo direttamente consegnando i quantitativi alle regioni.

Il calendario prevede di cominciare a ottobre con l’antinfluenzale classico e da metà novembre con l’antipandemico. Il presidente della Società italiana di gerontologia e geriatria, Niccolò Marchionni, chiede alle istituzioni di ampliare la vaccinazione contro la A, sin dalle prime fasi della campagna, agli “over 65” con malattie croniche o in residenze sanitarie assistenziali e agli ultra 85enni in apparenti buone condizioni di salute. Vero è, secondo lo scienziato, che i dati internazionali dell’attuale pandemia dimostrano un’incidenza di nuovi casi nettamente più elevata nelle classi di età più giovani, andando a ridursi in età avanzata. Tuttavia, la gravità clinica e, conseguentemente, il tasso di letalità sono, al contrario più elevati in età avanzata.

Speriamo quindi che la produzione del vaccino riesca a coprire questa giusta richiesta e che le autorità competenti ne tengano conto.

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