“Infanzia rubata”, la guerra vista con gli occhi dei bambini

È stato presentato a Roma il progetto “Stolen Childhood”, che mira ad informare e sensibilizzare sulla tragica situazione che vivono i bambini vittime della guerra in Ucraina.
Bambini chiedono la pace. Foto Ansa.
Valeria Kikhtenko alla presentazione del progetto “Infanzia rubata” a Roma, mercoledì 21 febbraio 2024.

L’evento si è svolto mercoledì 21 febbraio presso il Focolare Point di Santa Maria del Carmine, con la presenza di Valeria Kikhtenko, ideatrice del progetto “Stolen Childhood”. Valeryvog (nome d’arte) è una giovane cantante ucraina. A Kiev, la sua città natale, studiava canto presso l’Accademia di Musica e Arti Circensi. A causa dell‘attacco della Russia all’Ucraina, Valeria ha dovuto lasciare il suo Paese e attualmente vive in Italia insieme a sua madre.

«Il 24 febbraio 2022 ha cambiato la vita a tutto il popolo ucraino – racconta Valeria. Dal primo giorno della guerra mio padre protegge l’Ucraina dagli attacchi russi, mentre io e la mia mamma siamo state costrette a lasciare la nostra casa. Siamo partite il 1° marzo 2022, quando nella provincia di Kiev erano già in corso feroci combattimenti. Il viaggio non è stato facile: hanno sparato sul nostro treno. Dopo aver raggiunto l’Ucraina occidentale, abbiamo ricevuto un invito dai nostri amici e siamo venute ​​in Italia. Abbiamo trascorso 4 mesi in Toscana, dove ci siamo impegnate in attività di volontariato».

Nell’estate del 2022 sono tornate a Kiev, «ma il 10 ottobre hanno ripreso i massicci attacchi sulla città. In uno di quei giorni, non ho avuto il tempo di scendere al rifugio antiaereo; i droni sono esplosi nelle vicinanze. Mi sono sdraiata sul pavimento e ho pregato Dio. A causa delle infrastrutture colpite, Kiev è rimasta senza elettricità: 36 ore senza luce, senza acqua, senza calore. Pertanto, siamo state costrette nuovamente a ritornare in Italia».

Con il sostegno finanziario del centro di ricerca Observa Science in Society e con Alda, l’agenzia per lo sviluppo della democrazia locale, Valeryvog ha realizzato il video “Infanzia rubata”, con il quale vuole sensibilizzare la società sulle drammatiche condizioni in cui vivono i cittadini ucraini, specialmente i bambini, da quando è iniziata la guerra. «Ho creato questo video perché meritate di conoscere la verità», afferma, denunciando al contempo la disinformazione della propaganda russa.

“Infanzia rubata” rappresenta due anni di guerra attraverso gli occhi dei bambini ucraini. Il filmato raccoglie delle immagini cruenti, fornite in gran parte dal principale ospedale pediatrico dell’Ucraina, che si susseguono mentre Valeryvog canta una ninna nanna popolare ucraina dal titolo “Oh, il sonno cammina“.

«Una ninna nanna è una canzone molto tenera che il bambino sente dalla madre fin dai primi minuti della nascita. Nel mio video, sembra una canzone che piange: la canzone piange per i bambini morti, feriti, scomparsi».

«La morte di ogni bambino è una tragedia. E la tragedia non è solo all’interno della famiglia, ma nell’intera società – continua Valeria –. I bambini non dovrebbero morire, dovrebbero semplicemente vivere! Crescere, svilupparsi, ridere, imparare e sicuramente sognare… Ad oggi tutti i bambini ucraini hanno un sogno: un cielo pacifico sull’Ucraina».

Secondo i dati dell’UNHCR pubblicati nel Rapporto sulla situazione dei diritti umani in Ucraina 2023, più di 10 mila civili sono morti a causa dell’invasione russa e decine di migliaia sono rimasti feriti. Come conseguenza, più di 8 milioni di persone hanno cercato rifugio in Europa, mentre molte famiglie sono rimaste in Ucraina, affrontando gravi problemi di alloggio e difficili condizioni di vita. I dati riguardanti i bambini presenti nel video provengono dalla piattaforma Children of War e si riferiscono ai numeri ufficiali di metà gennaio 2024.

In questi due anni di ostilità, Valeria si è impegnata nel sostenere l’Ucraina con diversi concerti di beneficenza e ha partecipato a vari concorsi al fine di mantenere viva l’attenzione sulla situazione nel suo Paese, anche con il gruppo Nuovi occhi, composto da musicisti italiani e ucraini. La giovane cantante, semifinalista dei Tavria Games in Ucraina, porta avanti la campagna di sensibilizzazione anche attraverso il suo profilo Instagram.

Durante la conferenza sono intervenuti Giuseppe Pellegrini, presidente di Observa Science in Society, e Paola Iacovone, rappresentante dell’associazione Azione Famiglie Nuove (Afn), che ha messo in luce alcune delle azioni che le associazioni italiane stanno portando avanti in favore della popolazione ucraina.

Nell’ambito del Coordinamento per le Emergenze del Movimento dei Focolari, Iacovone spiega che sono state raccolte le disponibilità di alloggio sicuro per i profughi, sono stati allestiti dei centri di accoglienza ed è stato messo a disposizione supporto psicologico. Inoltre, esiste un contato permanente con la Caritas di Kiev.

Certi comuni sono stati veri modelli di inclusione sociale, come Avellino, dove l’intera comunità si è mobilitata per accogliere i bambini ed inserirli nel sistema scolastico, permettendo così che i piccoli continuino a vivere la loro infanzia e creino nuovi rapporti nel Paese di arrivo. «È importante prendersi cura di tutti i diritti dei bambini», ha sottolineato Iacovone, facendo riferimento all’impossibilità per migliaia di bambini ucraini di continuare a studiare, sia dentro che fuori dal proprio Paese.

Infatti, secondo Intersos il 21% dei minori ucraini arrivati in Italia non frequenta la scuola. Questo fatto mette in grave rischio il loro diritto all’educazione, soprattutto se si osserva che ai due anni di guerra in cui la scolarità è stata interrotta si aggiungono i due anni precedenti di Covid 19, con le limitazioni che ricordiamo.

Per tutto ciò, il progetto “Stolen Childhood” si rivolge al cuore e alla coscienza di ciascuno per chiedere di non dimenticare i bambini e le bambine vittime della guerra. «Se ognuno di noi pensasse: “Cosa posso fare io per aiutarli?” potremmo porre fine a questa guerra», dice convinta Valeria. “Infanzia rubata” è dunque un grido assordante, una richiesta urgente di pace.

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