Indispensabili giornalisti

Tutti li criticano ma tutti li cercano. Non se ne può fare a meno, anche nell’epoca del digitale. I 150 anni de “La Stampa” e il numero 4000 de “La Civiltà Cattolica”

Hai voglia le bordate di Di Maio e Grillo contro i giornalisti che falserebbero la realtà e contribuirebbero alla sconfitta delle forze nuove della politica italiana… Ma come la mettiamo con le critiche rivolte da Matteo Renzi prima di cadere al referendum del 4 dicembre? Tutti scontenti perché i giornalisti non sono in ginocchio davanti ai potenti? Ad un altro livello, ecco Trump che critica la stampa e stila una lista degli indesiderabili alla Casa Bianca. Mentre Putin continua a mettere il bavaglio a tanti giornali, siti e blog, a dieci anni dall’assassinio della Politkovskaja, un simbolo per la nostra professione.

Siamo all’epoca della “post-verità” e delle “fake-news”, cioè delle “notizie false” che, inserite ad arte nel web, diventano virali e assurgono “a verità”. Si accusano i giornalisti di pubblicare notizie-non-notizie e nel contempo si chiede agli stessi giornalisti di fare il loro lavoro, cioè di controllare le fonti per distinguere tra vere e false notizie. Ma chi chiede quest’opera di pulizia informativa è spesso lo stesso che mette in giro le false notizie. I giornalisti, comunque, sono indispensabili, ancora.

La crisi della stampa è evidente, i gruppi editoriali debbono fare inauditi contorsionismi per non affondare. Ma si resiste. Proprio in questi giorni esce il numero 4000 della più prestigiosa rivista cattolica, quella dei gesuiti, La Civiltà Cattolica, che da secoli viene considerata la voce ufficiosa del Vaticano: il direttore Spadaro è diventato il cyber-prete-giornalista che intervista il papa e twitta da mane a sera, mostrando un volto adeguato ai tempi del giornalismo.

E poi oggi cade il 150° anniversario dell’uscita del primo numero del giornale di Torino, La Stampa, una delle più gloriose testate italiane, recentemente passata dall’orbita degli Agnelli a quella dei De Benedetti. Un cambiamento epocale che incute timore per il concentramento delle testate nelle mani di pochi mega-proprietari che fatalmente rendono vulnerabile non tanto la libertà di stampa quanto il pluralismo mediatico.

Lo slogan usato da “La Civiltà Cattolica” è la rivista «che getta ponti», mentre La Stampa si vuole fautrice di un «futuro di qualità». Credo proprio che il futuro del giornalismo sia quello di professionisti di qualità che gettano ponti.

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