India, arrestata Disha Ravi: la giovane attivista accusata di antinazionalismo

Disha Ravi, 22enne indiana attivista di Fridays For Future, il movimento promosso da Greta Thumberg, è stata arrestata in India per aver sostenuto sui social la protesta dei contadini contro la riforma agraria del governo Modi.

Disha Ravi, una giovane di Bengaluru (Bangalore), in India, è stata recentemente arrestata con l’accusa di aver commesso un crimine cibernetico antinazionale, per aver diffuso sui social messaggi in favore delle dimostrazioni dei contadini, che proseguono da mesi, ed aver così danneggiato l’immagine del Paese.

Le accuse sono aggravate dal fatto che nel giustificare l’arresto della ventiduenne del sud India, la polizia ha rivelato che le attività on line della giovane hanno mostrato di essere collegate a siti che inneggiano al Khalistan, lo Stato indipendente che alcune fazioni sikhs avevano sognato negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso e che avevano portato ad una sorta di guerra civile nello Stato del Punjab, repressa poi con metodi tutt’altro che pacifici dalle forze dell’ordine e dall’esercito. In effetti, il cuore della sommossa contadina contro nuove leggi introdotte nel settore agricolo ed agro-alimentare si trova proprio negli stati dell’Haryana e del Punjub, nel nord India. Sebbene appoggiati anche da coltivatori diretti di altre zone del Paese, sono stati i contadini delle grandi pianure del Nord-Ovest a mettere in moto le proteste che hanno portato, poi, alle ignominiose scorribande nella capitale New Delhi proprio nel giorno in cui il Paese celebrava la Festa della Repubblica, il 26 gennaio.

Nel mezzo delle polemiche seguite agli incidenti provocati da migliaia di contadini del Punjub e dell’Haryana che, dopo aver forzato gli sbarramenti della polizia, si erano riversati nella capitale, Greta Thumberg, la giovanissima attivista ed ambientalista svedese, aveva twittato un messaggio a favore dei manifestanti. Il tweet della ragazza scandinava era il seguente: I still #StandWithFarmers and support their peaceful protest. No amount of hate, threats or violations of human rights will ever change that. #FarmersProtest. (“Sono con i contadini e appoggio la loro protesta pacifica. E nessun odio, minaccia o violazione di diritti umani riuscirà mai a cambiare tutto questo: la protesta contadina”).

La giovane Disha, che aveva ripreso il messaggio della Thunberg e lo aveva ritrasmesso, è accusata di aver diffuso un “kit di strumenti”, consentendo a molte persone che non hanno familiarità con i social di venire a conoscenza della situazione degli agricoltori. Questo è stato sufficiente perché la polizia della capitale dopo varie ricerche in rete arrestasse l’attivista di Bengaluru e la portasse nella capitale, dove si trova ora in carcere in attesa di essere interrogata. Sembra, a dire della polizia, che fossero proprio i kit di strumenti fatti circolare da Disha a contenere i links incriminati, in quanto legati al sedicente stato del Khalistan, ormai ricordo nostalgico di alcune frange sikh. Tuttavia, il Khalistan continua ad essere sempre temuto dall’amministrazione indiana, in particolare da quella attuale che si è trovata nell’imbarazzante situazione della capitale invasa dai contadini nella festa più significativa della più grande democrazia del mondo.

L’arresto ed il trattamento della giovane indiana non sono sfuggiti ai media internazionali. La Bbc, per esempio, ha accusato il governo Modi di voler intimidire giornalisti ed attivisti sociali facendo uso di quella che hanno definito come una legge draconiana dei tempi coloniali. Anche il New York Times non ha risparmiato critiche al governo definendo l’arresto di Disha come l’ultima delle misure sempre più strette adottate contro gli attivisti in India. La rivista Time ha addirittura accennato ad una azione concertata contro il dissenso da parte del governo Modi. L’esecutivo di Delhi, in effetti, oltre alla tensione di mesi procurata dalle dimostrazioni e all’imbarazzo dell’assalto alla capitale del 26 gennaio, si è trovato di fronte alle proteste della Thunberg, una vera icona mondiale dell’emergenza ecologica, e a quelle della non del tutto ortodossa (in quanto a costumi) popstar indiana Rihanna. Entrambe hanno fatto il giro dei social in tutto il mondo, suscitando la reazione dei membri dell’ortodossia indù al governo, che si sono dichiarati offesi dalle rimostranze di queste star, gridando allo scandalo nel caso di Rihanna.

Ovviamente anche l’opposizione interna, sebbene divisa e debole, ha rilasciato dichiarazioni a più voci paventando nell’arresto di Disha Ravi solo l’ultima di molte manifestazioni preoccupanti da parte di un vero sistema di controllo antidemocratico. Anche un migliaio di studentesse del Mount Carmel College, la prestigiosa istituzione cattolica di Bengaluru, dove Disha ha studiato, hanno firmato una petizione per il rilascio della loro compagna. Disha ha ovviamente negato tutte le accuse, in particolare, quella di sedizione e di connessioni illegali con il movimento pro-Khalistan, affermando che il suo impegno è solo a favore dei contadini che rappresentano l’assicurazione per il futuro della società indiana. Nonostante la richiesta di liberazione della giovane da parte degli avvocati che ne seguono il caso, Disha resta in carcere e le sue apparizioni di fronte a un giudice per l’istruttoria sono sempre avvenute in tribunali diversi, in modo da depistare sia la stampa che altri manifestanti.

La controversia continua anche se la stampa locale ha evitato negli ultimi giorni di dar troppo rilievo agli sviluppi della vicenda. Ma i social mantengono viva la causa a favore della giovane di Bengaluru che continua ad affermare di non aver compiuto alcun atto antinazionale, ma solo di aver promosso un appoggio più largo possibile alla protesta contadina, che non cessa di rappresentare una spina nel fianco per il governo del premier Modi, che è sempre più impegnato a conquistare anche quegli Stati che lo hanno finora avversato (come il Bengala e l’Assam) e ad accreditarsi come guru nazionale ed abile politico.

 

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