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India: anche lo stato del Maharashtra adotta la legge anti conversione

di Ravindra Chheda

- Fonte: Città Nuova

Il 16 marzo, il Maharashtra – la zona più industrializzata dell’India e la seconda per popolazione – è diventato il tredicesimo stato dell’Unione Indiana ad approvare il disegno di legge sulla libertà religiosa che prevede una stretta rigorosa sulle conversioni da una religione all’altra

Vista generale della statua del dio Rama in un tempio durante le celebrazioni di Rama Navami a Bangalore, India, 26 marzo 2026. Rama, settima incarnazione di Vishnu nell’induismo, è simbolo di verità, virtù, coraggio e devozione. Credit: ANSA/EPA/JAGADEESH NV.

Il disegno di legge designato come Dharma Swatantrya Adhiniyam intende vietare le conversioni ottenute con una serie di espedienti che vengono descritti nei dettagli e con evidenti ripetizioni e sovrapposizioni: la forza, la coercizione, la frode, la falsa rappresentazione, la minaccia, l’indebita influenza o l’“adescamento” (inteso in senso ampio, includendo offerte di denaro, regali, lavoro, istruzione gratuita o prospettive di matrimonio). Queste sono ritenute le cause e pure i metodi che vengono usati per favorire il cambio della fede religiosa, soprattutto – non detto ma chiaramente implicato – verso l’islam e il cristianesimo. Infatti, fra i possibili presunti elementi passibili di denuncia e condanna sta anche l’istruzione, che rappresenta un potenziale metodo di “lavaggio del cervello”, incoraggiando studenti minorenni a dimenticare le proprie radici religiose per aderire ad un altro credo. La nuova legge prevede che le persone che intendono aderire a un’altra religione informino con un preavviso di 60 giorni l’autorità competente – il magistrato distrettuale – e, successivamente, una volta ufficializzato il passaggio di appartenenza religiosa, inviino una notifica dell’avvenuta conversione. Tale procedura è obbligatoria e deve avvenire entro 21 giorni dall’atto di conversione, pena l’invalidazione della stessa.

Tali misure intendono limitare quello che l’attuale governo centrale – e nel caso del Maharashtra anche locale – saldamente controllato dalla destra nazionalista indù del Bharatiya Janata Party (Bjp), ritiene essere un flusso incontrollato di adesioni all’islam e al cristianesimo. I matrimoni misti, in particolare, sono sotto attenta osservazione per quanto concerne i musulmani, spesso accusati di crescere di numero grazie a questa pratica denominata love jihad, la jihad dell’amore. Il cristianesimo è, invece, monitorato per via delle sue istituzioni scolastiche che, se da una parte sono apprezzate per il loro spirito e standard educativo, dall’altra sono spesso accusate di imporre pratiche e rituali cristiani a tutti i loro studenti, in stragrande maggioranza appartenenti ad altre religioni.

Ovviamente, da anni – da quando singoli stati dell’Unione indiana hanno cominciato ad approvare tali disegni di legge – è in atto un accesso dibattito sugli aspetti discriminatori di tale legislazione, che comunque si sta diffondendo di stato in stato, anche grazie alla progressiva diffusione dell’ideologia dell’indutva (l’India come nazione indù), ormai profondamente penetrata non solo negli ambiti della politica, ma anche nei quadri dell’amministrazione e della burocrazia con influenze decisive sulla maggioranza della popolazione di tradizione indù, che continua comunque a rappresentare circa il 78% del miliardo e mezzo di indiani, a fronte del 15% dei musulmani e del 2% dei cristiani. Ovviamente, il primo ministro dello stato del Maharashtra, Devendra Fadnavis, ha ripetutamente affermato che il disegno di legge non prende di mira alcuna comunità specifica e non limita le conversioni volontarie, ma i leader dell’opposizione e i gruppi di minoranza hanno sostenuto che potrebbe criminalizzare attività caritatevoli ed educative legittime, incoraggiare la giustizia fai-da-te, polarizzare la società e colpire in modo sproporzionato cristiani e musulmani. L’11 marzo, 35 organizzazioni della società civile indiana avevano rilasciato una dichiarazione congiunta alla stampa contro il disegno di legge, poi adottato alcuni giorni dopo.

In merito alla questione, sono intervenuti anche i vescovi cattolici delle diocesi della parte occidentale dell’India, esprimendo ferma opposizione alla nuova legge e puntualizzando che la nuova normativa mina le garanzie costituzionali di libertà religiosa e potrebbe avere ripercussioni negative sulle legittime pratiche di fede. All’interno della Conferenza Episcopale si avverte una “profonda delusione” per l’approvazione della legge, che contraddice il principio stesso di libertà religiosa che si propone di tutelare. Essa – sostengono i vescovi – viola i diritti fondamentali alla libertà di espressione, alla libertà personale e alla libera professione e pratica religiosa sanciti dalla Costituzione indiana. Inoltre, i responsabili delle diocesi dello stato del Maharashtra hanno dichiarato che una delle principali preoccupazioni riguarda il potenziale impatto della legge sul Rito di Iniziazione Cristiana degli Adulti (Rica). Si tratta di un percorso strutturato, attraverso il quale gli adulti, che lo desiderano e ne fanno richiesta scritta, vengono gradualmente preparati al Battesimo.

Il Consiglio ha descritto le disposizioni come un’“indebita interferenza” in pratiche religiose consolidate e legittime. Inoltre, si è tenuto a precisare che da lunga data la Chiesa cattolica rifiuta fermamente le conversioni forzate. Infatti, secondo il Diritto Canonico, il battesimo degli adulti deve essere un atto volontario preceduto da un’adeguata istruzione. Il percorso Rica (Rito di Iniziazione Cristiana degli Adulti), che in genere si svolge nell’arco di diversi mesi, è concepito per garantire che gli individui prendano decisioni informate e libere riguardo all’adesione alla fede cristiana. Nonostante tali proteste, comunque, il disegno di legge è stato approvato e verrà senz’altro ratificato dal governatore e dal governo centrale, confermando la forte tendenza al processo – già accennato – di progressiva “induizzazione” di una nazione, la cui cultura si è distinta in passato per la tolleranza culturale e religiosa e per l’impegno a trattare le varie religioni con attenzione equanime, senza preferirne una a costo di discriminarne altre.

La maggioranza degli stati che, fino ad oggi, avevano adottato tali leggi si trova nella cosiddetta hindu belt, la zona a stragrande maggioranza hindù del centro-nord del sub-continente indiano. Il Maharashtra, dopo il Karnataka – lo stato con capitale Bangalore – segna una svolta in questo processo che pare aprirsi anche a regioni più sviluppate economicamente e culturalmente e con un alto tasso di scolarità. Si tratta, senza dubbio, di un fenomeno che suscita forte preoccupazione anche per le conseguenze sociali che porterà nel giro di una o due generazioni.

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