In viaggio verso l’Alto

Una rete internazionale per rendere sostenibili le città meta di pellegrini: 100 milioni l’anno.
Pellegrini a Gerusalemme

Loro sì che erano ecologici o green, come si dice oggi. I pastori che si recarono alla grotta di Betlemme a rendere omaggio al bambinello, così come i Magi che affrontarono un lungo viaggio per portare oro, incenso e mirra al re dei re, di sicuro non lasciarono lungo il tragitto nessuna impronta ecologicamente dannosa.

 

A piedi o sui cammelli, svegliati nel sonno dall’angelo o guidati dalla stella, hanno compiuto un viaggio a zero emissione di anidride carbonica, senza produrre rifiuti tossici né deturpare la natura.

Secondo dati rilevati da Arc (Alleanza religioni e conservazione), infatti, l’impatto ambientale dei 100 milioni di pellegrini che ogni anno affollano le diverse mete religiose del mondo è notevole. Torpedoni nel cuore della città, produzione di rifiuti, necessità di parcheggi, persone che chiedono un ristoro e non solo spirituale, bisogno di alloggio…

 

Tutti fattori che certo creano anche condizioni di lavoro, ma che richiedono pure uno sforzo organizzativo che non sempre le città coinvolte riescono a fare. Anche perché a volte i numeri sono veramente alti. Basti pensare al pellegrinaggio alla Mecca che coinvolge ogni anno circa due milioni di musulmani, o ai venti milioni di fedeli che passano al santuario della Madonna di Guadalupe in Messico, i tredici milioni di sikh che si recano ad Amritsar, gli otto milioni che popolano Lourdes.

 

I pellegrini verdi

 

Ci si interroga su come gestire questi flussi di pellegrini, tant’è che, promosso da Arc e Wwf, è nato di recente il Green pilgrimage network, la rete dei pellegrinaggi verdi, cui hanno aderito rappresentanti di 15 tradizioni religiose, organizzazioni laiche e ambientaliste. «Città dalla Cina alla Norvegia e fedi provenienti da tutto il mondo si sono impegnate a rendere una delle esperienze religiose più intense, il pellegrinaggio, testimonianza vivente di un impegno per proteggere il nostro pianeta», ha detto Martin Palmer, segretario generale di Arc.

 

Molte le iniziative come quella dei pannelli solari sui tetti delle cattedrali nel Regno Unito, degli alberi piantati intorno ai luoghi sacri in Armenia, dell’autoproduzione di cibo per monaci e pellegrini in Egitto, della riduzione delle bottiglie di plastica ad Assisi. E l’indicazione di dieci regole d’oro (vedi box) perché, se diversa può essere la fede che muove i pellegrini, uguali o simili sono le motivazioni più intime. Oggi come nel passato il pellegrinaggio è un momento favorevole per respirare, per cambiare ritmo di vita, per entrare in contatto con l’Assoluto.

 

Ogni viandante vive il suo viaggio in maniera personale: c’è chi immortala le sue emozioni in scatti fotografici, chi scrivendo appunti su un diario. Sicuramente, più che un viaggio scritto sulle cartine, quello del pellegrino è un viaggio interiore e in più di un caso un viaggio fianco a fianco con altre persone come lui, desiderose di spaziare oltre i propri confini mentali, prima ancora che geografici. Come ci raccontano ad esempio alcuni amici di Città Nuova che vivono a Gerusalemme e a Varanasi, in India.

 

Gerusalemme città di pace

 

Il turismo in Israele, grazie ai suoi siti storici, religiosi, naturali, è una delle fonti principali del reddito del Paese e Gerusalemme è la città più visitata: coi suoi 700 mila abitanti è un cantiere sempre aperto in costante espansione. Dice un antico Midrash, un commento rabbinico alla Bibbia: «Dieci porzioni di bellezza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevuto nove. Dieci porzioni di scienza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevuto nove. Dieci porzioni di sofferenza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevuto nove». Bellezza, scienza e sofferenza sono una miscela che costituisce il fascino di questa città.

 

Molti pellegrini vengono a Gerusalemme come “pellegrini di pace”, costruendo dei ponti tra gli uni e gli altri, per capire la situazione di questa terra. Al di là del messaggio stesso della ricerca della fede e delle tracce della fede, c’è anche l’incontro con le pietre viventi che abitano questa terra e che si trovano in una realtà a volte difficile da vivere o paradossale.

 

Varanasi e il Gange

 

Anche nel XXI secolo, il tirtha resta uno degli aspetti fondamentali della vita dei fedeli dell’induismo. Si tratta del pellegrinaggio religioso verso uno dei luoghi sacri delle tradizioni del sanatana dharma, come vengono chiamate in sanscrito le religioni del sub-continente indiano. Fra tutte le mete, Varanasi-Benares è quella privilegiata. Nota come Kashi, la splendente, vero epicentro della vita spirituale di milioni di indù, la città conserva un’atmosfera magica. Si adagia su una sponda del Gange, il sacro fiume dell’India, e le sue origini si perdono nei millenni. È caratterizzata dai suoi ghat, dove, come in una serie di fotogrammi, si svolgono momenti sacri che scandiscono la vita degli uomini, fino alla morte. Non si contano i templi, dalle dimensioni più diverse, le scuole di sanscrito, come pure gli ashram e i dharamsala (ostelli religiosi). Morire entro il perimetro di Kashi, delimitato da una strada che a volte si restringe fino a diventare un semplice sentiero, è ancora oggi il sogno di migliaia di indù. Ed è sempre a Varanasi, nelle acque del Gange, che ogni induista desidera che vengano sparse le proprie ceneri.

Fedi diverse, appunto, unica spinta: viaggiare verso l’Alto.

Aurora Nicosia

 

BOX

Cinque regole d’oro per il “pellegrino verde”…

1. Scegli agenzie turistiche responsabili e modalità di viaggio che possano minimizzare l’impatto ambientale del viaggio (meglio il treno dell’aereo, meglio la bici del pullman).
2. Mangia e bevi prodotti sostenibili ed etici per tutta la durata del pellegrinaggio, in particolare evitando l’acqua in bottiglia e altri tipi di imballaggio (meglio la borraccia).
3. Riduci al minimo i rifiuti e smaltiscili in modo corretto.
4. Supporta i progetti locali per rendere la città di pellegrinaggio dove ti rechi più sostenibile, sia direttamente sia con donazioni.
5. Diffondi i messaggi del pellegrinaggio “verde” lungo il percorso e una volta tornato a casa.

 

… e cinque per le “città verdi”

1. Progettare con tour operator e compagnie aeree modalità di viaggio che riducano al minimo le emissioni di carbonio.
2. Garantire un alloggio per i pellegrini che rispetti i parametri di sostenibilità.
3. Fornire acqua pulita e facilmente accessibile, e servizi igienici adeguati lungo gli itinerari dei pellegrinaggi.
4. Promuovere la collaborazione tra organizzazioni religiose e autorità locali per creare città sostenibili.
5. Creare mappe “green” evidenziando eco-progetti, luoghi di interesse ambientale e opportunità di volontariato per i pellegrini durante il loro soggiorno.

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