In Ucraina una guerra più dura che in Afghanistan

A colloquio con un giovane giornalista ucraino che “copre” il fronte dell’Est. La guerra è una grande menzogna. Qualche spazio tuttavia esiste per la verità
Reporter seguono la guerra in Ucraina

Sono stati e sono ancora tanti i corrispondenti di guerra nel Donbass. Tra di loro emerge Georgiy Tikhiy (a sinistra nella foto), che lavora per la televisione tedesca Erd. Ha corso grossi rischi qualche settimana fa: in una vicenda poco chiara, con un collega s’è trovato circondato dalle forze filo-russe e ha dovuto forzare l’accerchiamento con la propria auto, rischiando di finire crivellato di colpi.

Lo incontro all’Università di Kiev. Sempre di corsa, volitivo e capace, ha il piglio dell’inviato di guerra che sa cosa siano la menzogna e il dolore nonostante la giovane età.

Cosa pensi del futuro del Dombass?
«Sono assai scettico su una rapida soluzione della crisi. Le risposte alla domanda, in effetti, sono tutt’altro che semplici. Si contano molte perdite dalle due parti, anche se il conflitto sembra ora perdere d’intensità. Fa freddo e non si sa bene cosa fare, il processo di riconciliazione appare difficile se non impossibile, e tuttavia è necessario. Molti pensano ormai alla separazione, ma la soluzione non è a portata di mano ancora».

Ma come si potrebbe giungere alla riconciliazione nazionale?
«I politici ucraini non riescono a parlare alla minoranza russofona. Sono certamente più presentabili di Yanukovich e della sua congrega, ma non riescono a farsi capire e non si rendono conto che il compromesso è necessario. Il nazionalismo da solo non risolverà nulla».

Cosa passa per la testa della gente del Donbass?
«Pensano di essere ormai separati dall’Ucraina e che prima o poi entreranno a far parte della madre patria russa. Se prima si sentivano tollerati in Ucraina, ora si sentono completamente abbandonati da Kiev. Hanno perso molta gente fuggita dalla guerra, ma resistono».

Questa guerra è crudele?
«Credo che l’Afghanistan fosse quasi uno scherzo se paragonato a questa guerra violenta e senza quartiere. Le armi sono le stesse da una parte e dall’altra, è impossibile sapere chi spara a chi. Questa è una semplicissima realtà che non va messa tra parentesi».

Duro il lavoro del corrispondente di guerra dal Donbass?
«È facile diventare corrispondenti di guerra dal Donbass per i media occidentali dal lato ucraino, ma è quasi impossibile dal lato russo. Il lavoro è duro e rischioso, come in tutte le guerre».

Ci sono mercenari dalla parte dei filorussi?
«Ho visto osseti, ceceni e ingusci coi miei occhi. Avevano le uniformi dell’esercito russo, ma senza mostrine e segni di riconoscimento. In Ucraina si vorrebbe far credere che dal lato filo-russo ci sono solo mercenari, ma ciò non è vero: ci sono autoctoni e stranieri. Ci sono anche molti veterani afghani, russi quindi, gente che nella vita non sa bene cosa fare e che quindi ha firmato per venire volontariamente da queste parti. E così tanti caucasici… A Donetsk, nel comando russo, ho visto solo russi, professionisti delle armi».

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