In trenta sulle vie d’Europa

Sono tedeschi, cechi e italiani. “Rimodellare la vita della città” è il titolo del loro tour di due anni nel Vecchio continente.
Il Parco di Cemento a Udine

Di fronte ai grandi agglomerati urbani si può rimanere talvolta spaesati, distratti, contemplativi o alla ricerca. Ma c’è anche chi pensa «alla città come un quadro sempre vivente». È Elvis Spadoni, della provincia di Urbino che, dopo alcuni anni di seminario, è entrato all’Accademia di Belle arti per studiare pittura. Elvis è uno dei protagonisti del progetto sostenuto dalla Comunità europea Arts & Culture reshaping urban life (Arti e culture rimodellano la vita urbana), scandito fra Germania, Repubblica Ceca e Italia da una serie di convegni e laboratori artistici la cui materia prima di rimodellamento è la città intesa come struttura concettuale, artistica e spirituale.
Partito nel 2010, questo “gemellaggio artistico” – come lo hanno definito – mette seriamente a contatto una trentina di artisti italiani, tedeschi e cechi con l’intento di ricreare la città nelle sue forme esteriori ed interiori. Le forme espressive sono le più diverse dell’arte visiva: «Essenzialmente pittura, ma anche installazioni, performance, filmati e documentari. All’appuntamento di Udine abbiamo avuto anche un musicista elettronico», racconta il giovane collaboratore Giovanni Chiarot.
L’idea iniziale del progetto affonda le radici nel sodalizio più che quinquennale fra due associazioni culturali – partner tedesco e della Repubblica Ceca del progetto –, ovvero tra Focolar Bewegung (Movimento dei focolari) e Uvuo. Il primo è impegnato da anni, tra l’altro, nel campo del sociale e giovanile attraverso un’attività che raggiunge tutta la Germania con workshop, concerti e performance i cui destinatari sono le scuole, i quartieri disagiati e le carceri. La Uvuo è invece un’associazione culturale-artistica fondata nel 1991 che promuove l’incontro fra artisti attraverso simposi e mostre di respiro internazionale. Ad esse nel 2010 si è unita l’associazione Modo di Udine. «Una sorta di collettivo con giovani appassionati di varie discipline: dalla fotografia alla musica fino all’educazione. Il suo fine è quello della condivisione delle passioni e delle idee. Lo spirito che lo anima è che non è importante ciò che fai ma come lo fai», ci spiega il giovane presidente e architetto Francesco Rossi. Uno spazio importante del progetto è stato anche riservato ai workshop di altre discipline come musica o danza seguite dal Gen Rosso, gruppo musicale del Movimento dei focolari.
 
Tappa zero per i trenta artisti è stata, lo scorso febbraio, Schwerte (città vicina a Dortmund, in Germania), con un convegno risultato un momento formativo sul rapporto “arte e città” e «di scambio fra i ragazzi e le personalità intervenute», ci racconta Daniele Fraccaro, il curatore artistico del progetto. Hanno infatti offerto un prezioso contributo gli operatori museali Brunella Manzardo (Castello di Rivoli), Elena Stradiotto (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo) e Maria Fontana (Palazzo ducale di Genova), mentre sono intervenuti gli artisti Andrea Caretto di Torino, Julia Dick di Monaco di Baviera e, in collegamento telefonico, Piero Gilardi.
Un approccio molto aperto e integrato, che rivoluziona così processi artistici e modi di condivisione. «Utilizzando un pc collegato ad una telecamera – spiega Fraccaro –, due ragazzi hanno offerto uno squarcio della città». Altre tre ragazze tedesche con intento dimostrativo «hanno deciso di vivere 24 ore a contatto con la città in totale stato di precarietà, finché due persone non hanno offerto loro un alloggio. E poi, quasi a dimostrare la complessità della vita cittadina, una delle tre si è cucita sui vestiti tutti i biglietti e scontrini che le ricordassero la difficile giornata trascorsa».
Luogo decisamente inusuale ma affascinante quello dell’ex monastero agostiniano scelto per la seconda tappa di giugno nella Repubblica Ceca, a Šternberk. Commistione fra linguaggi in uno spazio che aveva perso la sua destinazione d’uso originaria per assumerne un’altra, ma valorizzata grazie ai gesti di socialità: «Potevamo scegliere quale spazio usare e se condividerlo con gli altri o meno – racconta Maria – e molti si sono mossi in questa direzione». «Risulta quasi impossibile raccontare o spiegare cosa stia succedendo qui. Bisogna esserci per capirlo», ha soggiunto Catherina, una delle giovani partecipanti della Repubblica Ceca.
Ulteriore ri-creazione dello spazio urbano l’appuntamento di fine estate al Parco di Udine dedicato ad Ardito Desio, esploratore e geologo friulano. «Grazie al progetto europeo è nata una collaborazione con il comune per la riqualificazione di questo luogo ribattezzato poco felicemente Parco di Cemento», ci racconta Giovani Chiarot dell’associazione Modo. E a quando l’ultimo appuntamento? «Per giugno a Venezia con una web gallery di tutti i lavori di questi due anni – continua Giovanni –, anche se tutto è in via di sviluppo». E certo, come non potrebbe esserlo al mutar dei luoghi, delle esigenze e degli sguardi sempre nuovi?

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