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Cultura > Arte e Spettacolo

In scena

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova


I più promettenti gruppi italiani di street dance si sfidano a Roma per qualificarsi al World hip hop dance championship, mentre a Palermo Giuseppe Massa propone l'adattamento in siciliano del "Riccardo III" di Shakespeare. Scopri gli appuntamenti della settimana

Italy hip hop championship

Italy hip hop dance championship
Torna a Roma la più avvincente competizione di street dance, qualificazione ufficiale per il World hip hop dance championship, prodotta dai creatori del celebre talent show Randy Jackson presents America's best dance crew in onda su MTV. Creatività, stile e competizione saranno i “must” di questo grande spettacolo dove le più promettenti crew italiane si affronteranno nel tentativo di convincere i sette componenti della giuria e qualificarsi, insieme ai vincitori di oltre quaranta Paesi, per la competizione in programma alla Orleans Arena di Las Vegas (6-11/8). Roma, Teatro Italia, il 27/4.

Il tango contemporaneo del Balletto di Roma
Il balletto esplora la contaminazione tra il linguaggio contemporaneo e il “minimalismo” dell’incontro tra corpi che parlano di tango: incontro di un linguaggio popolare e sociale con il più ricco e variegato modulo del balletto. Protagonista è Kledi Kadiu, intorno al quale si snocciolerà il racconto di una serata nella Milonga, come una scatola dentro la quale s'addentrano tante persone/personaggi, ove il tempo diviene Hora Zero, come più volte affermato da Piazzolla, l'attimo tra la fine e l'inizio, il tempo sospeso, dentro il quale gli incontri tra le tante e diverse anime verranno raccontate come un album di fotografie da sfogliare. “Contemporary Tango”, con il Balletto di Roma, coreografie Milena Zullo. Roma, Teatro Il Vascello dal 23/4 al 28/4.

Riccardo III è siciliano
Nell’adattamento dell’opera di Shakespeare, il giovane regista ha voluto analizzare nel profondo i meccanismi che s’innescano nell'animo umano quando entra in relazione con il potere. La storia del perfido duca di Gloucester, che per ambizione e avidità non esita a uccidere e compiere gli atti più spregevoli, si intreccia con l’universo femminile: tre donne in lutto che hanno in comune lo stesso percorso fatto di tradimenti, dolore e omicidi, come fosse l’immagine triplicata di una stessa regina spodestata, ripudiata e abbandonata ripetutamente. Per fortificare la visceralità che il testo possiede, il regista ha scelto di adattarlo in siciliano, metafora di una cultura oscura, dove il nero è il colore predominante. “Richard III (overu la nascita dû novu putiri)”, traduzione in siciliano e regia Giuseppe Massa, con Simona Malato, produzione Associazione Bogotà, in collaborazione con A. C. Scupa e Nostra Signora c.c.d. Palermo, Teatro Biondo, dal 23 al 28/4.

Niente più niente al mondo
Una storia fulminante che non concede scampo, racconto in prima persona di una madre che ha appena ucciso la figlia. Come in un delirio, rievoca la propria storia e quella della sua famiglia, mentre snocciola un rosario di cifre, di prezzi, di marche di prodotti, di promozioni, di trasmissioni tv: tutto il suo universo “culturale” in cui la miseria spirituale è parallela a quella economica. Una vita perduta, come tante. Una denuncia che potrebbe sembrare anacronistica a quelli che abbracciano l’ipocrisia di un’Italia ormai definitivamente votata al benessere. Ma qualcuno ancora vive così. “Niente più niente al mondo”, di Massimo Carlotto, produzione Teatro Franco Parenti, con Annina Pedrini, con Annina Pedrini e Marina Occhionero, regia e spazio scenico Fabio Cherstich. Milano, Teatro Franco Parenti, fino al 5/5.

 

La capitale del dolore
La messa in scena indaga il concetto di disumanizzazione e di prigionia fisica e mentale nei tempi d’oggi. Uno spettacolo sperimentale che prende spunto dal film di Godard, “Missione Alphaville”. Scrive il regista Antonio Sinisi: «Come ci si può ispirare ad un film in uno spazio scenico teatrale? Tutto si può fare tranne che imitarlo, piuttosto cercare di evolverlo. Trovare le fessure, attraversarle e proseguire su una strada parallela, ma differente. Tutto il nostro lavoro è stato discostarsi e tracciare i nostri percorsi, abbattendo le prigionie fisiche e mentali, sia quelle che riguardano il film, sia quelle “convenzionalmente” teatrali«.“La capitale del dolore”, di Antonio Sinisi, con Elisa Turco Liveri e Simone di Pascasio. Roma, Atelier Meta-Teatro, il 27 e 28/4.

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