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Cultura > Arte e Spettacolo

In scena

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova


Al Teatro Stabile di Scandicci, "Finale di partita" di Samuel Beckett, con Giancarlo e Fulvio Cauteruccio, mentre a Roma Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni interpretano il capolavoro senza tempo di Antoine de Saint-Exupéry, "Piccolo principe"

Finale di partita di Samuel Beckett – Scandicci

Finale di partita a Scandicci
A distanza di 15 anni dal memorabile allestimento tradotto in calabrese con il titolo U juocu sta' finisciennu, Cauteruccio torna a Finale di partita, la tragedia comica beckettiana, dichiarando che dirigere e recitare ora questa pièce è una «esigenza vitale». Inchiodato alla sua poltrona a rotelle, cieco, egli governa la scena. Coprotagonista, il fratello Fulvio nel ruolo del servo-figlioccio Clov. Essi “giocano” la loro partita, riproducendo in scena un conflitto reale che li affligge nel privato, un conflitto fra fratelli ma anche tra regista e attore. “Finale di partita”, di Samuel Beckett, con Fulvio Cauteruccio, Giancarlo Cauteruccio, Francesco Argirò, Francesca Ritrovato. Produzione Teatro Studio Krypton. Scandicci (Fi), Teatro Studio, dal 5 al 10/2.

Il Piccolo Principe
I due grandi interpreti, Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni, accompagnati dalle musiche di Rodolfo Rossi, restituiscono voci e suoni al capolavoro senza tempo di Antoine de Saint-Exupéry. Misterioso e lunare, il Piccolo Principe è un affascinante rompicapo che ipnotizza da quasi settant'anni adulti e bambini di ogni latitudine. Poniamoci in ascolto del suo mistero, consapevoli che solo l'infanzia è in grado di svelare e rivelare «ciò che è invisibile agli occhi». “Il Piccolo Principe”, da un’idea di F. Gifuni e S. Bergamasco. Roma, Il Vascello, dall’8 al 10/2.

Aakash Odedra a Bolzano
Dall’inconfutabile magnetismo, Aakash Odedra (premio Danza&Danza, quale “miglior interprete emergente” del 2012) si plasma in Rising in quattro diverse cifre stilistiche. Russell Maliphant, Sidi Larbi Cherkaoui e Akram Khan hanno firmato per lui tre “a solo” a cui il ventottenne danzatore aggiunge un suo brano fusion di Kathak e danza contemporanea, Nritta, gioiello di permeabilità culturale tra la danza classica indiana e attualissimi stilemi coreografici occidentali. Bolzano, Teatro Comunale, il 13/2.

Il Principe di Homburg
La messinscena di Cesare Lievi si concentra non tanto sul dramma di chi si trova dilaniato tra sentimento e legge, libertà e obbedienza, inconscio e norma, ma sulla proposta kleistiana (tutta moderna) di una possibile soluzione: da ogni conflitto si esce grazie a un sogno. In uno spazio neoclassico, sospeso e irreale, dieci attori sempre in scena danno vita a una vicenda fortemente drammatica e incalzante, in cui l’immaginazione (e l’inconscio che la determina) si confronta continuamente con la legge e l’ordine. “Il Principe di Homburg” di Heinrich von Kleist, regia di Cesare Lievi, con Lorenzo Gleijeses, Stefano Santospago, Ludovica Modugno, Graziano Piazza, Franz Cantalupo. Co-produzione Teatro Nuovo Giovanni da Udine e CSS Teatro stabile di innovazione del FVG.Roma, teatro Quirino, dal12 al 17/2

La torre d’avorio
Luca Zingaretti nella doppia veste di regista e interprete si cimenta con uno dei temi più discussi e irrisolti della storia: l’autonomia dell’arte di fronte alla politica. Nella Berlino del 1946, c’è un indagato d’eccezione nelle indagini preliminari del processo di Norimberga: il direttore d’orchestra Wilhelm Furtwängler che aveva scelto, in tempi durissimi, di tenere accesa la fiaccola dell’arte e della cultura, e aveva sfruttato il suo prestigio per aiutare persone perseguitate. Ma i vincitori affidano l’indagine a un uomo che dà ogni garanzia di essere immune al fascino del grande artista: un maggiore dell’esercito che detesta la musica classica e le sdolcinatezze borghesi. “La torre d’avorio”, di Ronald Harwood, con Luca Zingaretti, Massimo de Francovich, Peppino Mazzotta, Gianluigi Fogacci, Elena Arvigo, Caterina Gramaglia, regia Luca Zingaretti. Perugia, teatro Morlacchi, dal 6 al 10/2.

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