In scena

Da Trieste a Roma, da Milano a Pistoia, da Udine a Firenze, gli spettacoli teatrali dei prossimi giorni
© Simone Di Luca

Valzer per un mentalista

C’è il tema della mente umana, degli studi che la riguardano, dei suoi misteri. Non è né uno spettacolo di prosa né di magia, ma un affascinante crossing tra i due, alla ricerca di un’esperienza e di un territorio nuovi. Qualcosa che porti gli spettatori e gli attori – spiega il regista Marco Lorenzi – in un gioco con regole nuove, con il quale riconsegnare al pubblico alcune domande per me davvero importanti: cosa saremmo noi senza la memoria del nostro passato? Cosa saremmo senza la possibilità di immaginare il nostro domani? E infine, la ricerca della verità è davvero legata al nostro desiderio della felicità?». Lo spettacolo si ambienta nella Trieste del 1919. Un giovane uomo completamente privo di memoria viene rinchiuso nel manicomio cittadino. Lì Nemo – il misterioso uomo senza passato – incontra la dottoressa Martha Bernard che sperimenta insieme a lui l’innovativa tecnica della psicanalisi. Ma c’è anche Edi, un altro strano paziente con cui condivide la stanza di degenza. Tre personaggi diversi tra loro, ma che sembrano essere le molte facce di una stessa medaglia. Un sistema di scatole cinesi in cui niente è come sembra e che annoda le vicende dei tre protagonisti in un vero e proprio Valzer continuamente spiazzante. “Valzer per un mentalista”, di Davide Calabrese e Fabio Vagnarelli, regia di Marco Lorenzi, con Vanni De Luca, Andrea Germani, Romina Colbasso, visual concept e luci di Eleonora Diana, musiche di Giorgio Tedesco, aiuto regia Yuri D’Agostino. Produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. A Trieste, Teatro Politeama Rossetti fino al 1°/12, e dal 2 al 12/1/2020.

Il Mangiafoco e Pinocchio di Roberto Latini

Dopo Goldoni, continua con Collodi la riflessione-conversazione di Roberto Latini sul teatro nel teatro, senza allontanarsi mai troppo dalla maniera pirandelliana. Mangiafoco, quindi, più di Pinocchio; l’interruzione di uno spettacolo più dello spettacolo stesso: questa la sospensione di tempo e azione, nella quale agiscono ed esplorano gli attori, gli stessi del Teatro comico. Il regista sceglie, di Collodi e della sua opera più famosa, che definisce un «manuale di italianità», i capitoli in cui Pinocchio, incuriosito dal Gran Teatro dei Burattini, vende l’abbecedario che tanti sacrifici era costato a Geppetto, per comprare il biglietto ed entrare a vedere lo spettacolo. «In quel momento – spiega Latini – in palcoscenico Arlecchino e Pulcinella stanno bisticciando, come prevede la tradizione. Riconosciuto il loro “simile”, sospendono la recita per fargli festa, suscitando i malumori del pubblico. Ecco ciò che mi interessa, come punto di partenza: l’interrompersi di uno spettacolo e le sue reazioni, attraverso la fondamentale riflessione sull’attore, marionetta e burattinaio». Il racconto di Collodi prosegue con l’arrivo di Mangiafoco, le minacce di gettare ora uno ora l’altro burattino tra le fiamme, fino al definitivo “perdono” di Pinocchio, al quale regala addirittura cinque monete d’oro che il nostro eroe si farà soffiare dal Gatto e dalla Volpe… Mangiafoco”, drammaturgia e regia Roberto Latini, luci Max Mugnai, musiche e suono Gianluca Misiti, elementi scenici Marco Rossi, costumi Gianluca Sbicca, con Elena Bucci, Roberto Latini, Marco Manchisi, Savino Paparella, Stella Piccioni, Marco Sgrosso, Marco Vergani. Coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Compagnia Lombardi-Tiezzi, Fondazione Matera Basilicata 2019, Associazione Basilicata 1799 / Città delle 100 scale Festival. A Milano, Piccolo teatro Strehler, dal 28/11 al 22/12.

Altri sei personaggi in cerca d’autore

Spiro Scimone e Francesco Sframeli, coppia artistica molto amata e pluripremiata in Italia così come all’estero, per la prima volta si misurano con Pirandello e con una inedita versione dei Sei personaggi. E ciò che salta subito all’occhio è la capacità che i linguaggi dei due autori – diversi ma complementari – hanno di dialogare tra di loro.  La commedia pirandelliana perde il suo alone di ancestrale moralismo  e scopre invece i rapporti concreti tra le persone. Scimone lavora sulla parola, ‘riscrivendo’ con grande fedeltà il testo originario, ma denunciandone apertamente quelle che oggi sarebbero inutili forzature. E’ lui stesso a interpretare il capocomico della compagnia in prova mentre Sframeli, che firma la regia, è un misuratissimo ‘padre’, ovvero il motore colpevole del dramma. Con loro in scena un folto gruppo di bravi ed affiatati interpreti tra i quali molti i giovanissimi. “Sei”, adattamento dei “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello, regia Francesco Sframeli, con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Gianluca Cesale, Giulia Weber, Bruno Ricci, Francesco Natoli, Mariasilvia Greco, Michelangelo Zanghì, Miriam Russo, Zoe Pernici; scena Lino Fiorito, costumi Sandra Cardini, disegno luci Beatrice Ficalbi, musiche Roberto Pelosi. Produzione Compagnia Scimone Sframeli, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro Biondo Stabile di Palermo, Théâtre Garonne-scène européenne Toulouse. A Roma, Teatro Vascello dal 3 all’8/12.

Il giallo di Katharina Blum

Nonostante siano trascorsi più di quarant’anni dall’uscita del romanzo, si rimane colpiti dall’attualità di alcune problematiche emerse nel secondo dopoguerra e sviscerate da Heinrich Böll nei primi anni ’70: tra queste vi sono senza dubbio quelle riguardanti l’uso dei mezzi di comunicazione di massa e le forme di violenza intrinseche al linguaggio mediatico. Böll (1959): “… chi si serve pubblicamente delle parole mette in movimento mondi interi e nel piccolo spazio compreso tra due righe si può ammassare talmente tanta dinamite da far saltare in aria questi mondi …”. Oggi diciamo facebook, twitter etc. etc., ma Böll ci aveva messo in guardia in modo esemplare molto tempo fa. A mettere il scena il romanzo è il regista Franco Però, con, interpreti principali, Elena Radonicich e Peppino Mazzotta. L’irreprensibile e prüde segretaria Katharina Blum incontra ad un ballo di carnevale Ludwig Götten, un piccolo criminale, sospetto terrorista. Trascorre la notte con lui e l’indomani, non del tutto consapevole della situazione, ne facilita la fuga. Katharina viene brutalmente interrogata dalla polizia con la quale collabora solo in parte. Nel frattempo la stampa scandalistica, attraverso lo spietato giornalista Werner Tötges, violando ripetutamente la privacy di Katharina e manipolando le informazioni raccolte, ne fa prima una complice del bandito e poi una vera e propria estremista. A questo punto la vita di Katharina viene sconvolta: riceve minacce e offese, i suoi conoscenti vengono emarginati, il suo onore viene definitivamente compromesso. La polizia e lo Stato non la tutelano attivamente. Dapprima disperata, poi lucida nel suo isolamento, Katharina Blum si vendica uccidendo il giornalista Tötges, e si costituisce alla polizia. Il tema è drammatico, ma la struttura costruita da Böll è lieve, piena di simpatia per il personaggio, ed ironica. Lo scrittore, con straordinaria abilità, per tutto il racconto, non fa che parodiare il linguaggio della stampa scandalistica, con i suoi luoghi comuni, le moralizzazioni spicciole, le espressioni alla moda, la sua piattezza intrinseca. “L’onore perduto di Katharina Blum”, dal romanzo di Heinrich Böll, adattamento Letizia Russo, regia Franco Però, con Elena Radonicich, Peppino Mazzotta, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Maria Grazia Plos; scene Domenico Franchi, costumi Andrea Viotti, luci Pasquale Mari. Produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia/Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Catania. A Pistoia, Teatro Manzoni, dal 29/11 al 1/12; a Roma, teatro Eliseo, dal 3 al 15/12.

Le poesie di Emily Dickinson

Le parole della celebre poetessa zampillano, oblique e vulcaniche, in un’esistenza da incendiaria nell’America bigotta e puritana della seconda metà dell’Ottocento. “Per me rappresenta una sfida, alla quale mi avvicino con estrema umiltà – afferma Daniela Poggi – il tentativo è di far rivivere piccole sfumature, che ho potuto cogliere nelle sue poesie e attraverso le varie biografie che hanno scritto su di lei. In scena indosso una parrucca e un abito meraviglioso che ci riporta all’epoca rappresentata: ho voluto cercare – precisa – di entrare totalmente in lei, anche a partire dalla fisicità, descrivendo la sua gioia di vivere e anche il dolore con cui ha affrontato la malattia che ha inferto duri colpi al suo corpo”. Dall’infinitamente piccolo della natura tanto amata all’infinitamente grande delle passioni e degli slanci, e viceversa, Emily Dickinson corre tracciando rotte sempre nuove e inesplorate e, soprattutto, sempre alla ricerca di un nuovo profondo mistero. E lo fa da par suo, mantenendo vive in sé le accensioni di una donna, una ragazza e una bambina capaci tutte di arguzia e divertimento, malizia e abbandono, gioco ed estasi. “Emily Dickinson. Vertigine in altezza”, di Valeria Moretti, con Daniela Poggi, regia e impianto Emanuele Gamba; costumista Elena Bianchini, suoni e video Alessio Tanchis, disegnatore luci Loris Giancola. Produzione Fondazione Teatro della Toscana. A Firenze, Teatro Niccolini, dal 23/11 al 1°/12.

L’infinito tra parentesi

Si può mettere l’infinito fra parentesi? Per quanto rimarranno distanti il pensiero scientifico e quello letterario, la tecnica e la poesia? Marco Malvaldi ci ha più volte rimostrato con la sua opera di romanziere, chimico e giallista (è l’autore della serie “I delitti del Barlume”) quanto la storia sia disseminata di punti di contatto fra la cultura umanistica e scientifica. Oppenheimer e la poesia, Star Trek e il teletrasporto quantistico, Maxwell, Lucrezio e la teoria cinetica dei fluidi. Discutono di tutto questo, i due fratelli protagonisti della pièce, fratelli d’arte e nella vita, Maddalena e Giovanni Crippa. Francesca e Paolo sono due fratelli, lei umanista e lui scienziato, entrambi hanno due belle carriere di docenti universitari. A un certo punto le loro strade si incrociano: quando Paolo lotta per diventare rettore dell’Università, e vi è lo scontro e l’incontro di due diverse concezioni della realtà. «Non ne posso più di vedere l’Università dominata dalla scienza e dalla tecnica. Sono trent’anni che abbiamo solo rettori che vengono dalla scienza. Non avremo mai un Lucrezio, o un Maxwell, se continuiamo così – riflette Francesca – solo dei tecnici che stringono un pochino più forte una vite progettata da altri». “L’infinito tra parentesi”, di Marco Malvaldi. A Cervignano, Teatro Pasolini, il 29/11; a Udine, Teatro Palamostre, il 30/11 e 1/12.

 

 

 

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