In scena

L'identità politica e sociale del vecchio continente, l’Attimo fuggente, MilanOltre, L’assedio di Pino Carbone, La dolce guerra
Ritorno a Reims dal libro di Didier Eribon world copyright Editions Fayard, Paris traduzione di Annalisa Romani © 2017 Giunti Editore S.p.A. / Bompiani drammaturgia Florian Borchmeyer traduzione Roberto Menin regia Thomas Ostermeier scene Nina Wetzel light design Erich Schneider sound design Jochen Jezussek film Sébastien Dupouey, Thomas Ostermeier camera Marcus Lenz, Sébastien Dupouey suono (film) Peter Carstens musiche Nils Ostendorf con Sonia Bergamasco, Rosario Lisma, Tommy Kuti coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d'Europa, Fondazione Romaeuropa in collaborazione con Schaubühne, Berlino Foto © Masiar Pasquali

Identità politica e sociale del vecchio continente
Il regista Thomas Ostermeier va al cuore dell’identità politica e sociale del vecchio continente, con un progetto teatrale di respiro concretamente europeo: allestire lo stesso testo, tratto dall’omonimo saggio che il sociologo francese Didier Eribon ha pubblicato nel 2009, in diversi Paesi europei, riscrivendone ogni volta la drammaturgia, in collaborazione con il teatro e con gli attori coinvolti in ogni singolo progetto. Per l’Italia, e il Piccolo Teatro, è a Sonia Bergamasco che affida il personaggio cardine, un’attrice che sta lavorando al commento sonoro di un documentario dedicato allo stesso Eribon. Accanto a lei, il regista, interpretato da Rosario Lisma, e l’ingegnere del suono, Tommy Kuti. Tra confessione personale e analisi sociologica, il filosofo racconta il ritorno nella città natale, Reims, l’incontro con la famiglia, con cui non ha rapporti da decenni, da quando ha intrapreso la carriera universitaria a Parigi. Nel confronto con il passato, Eribon si scontra con i lati oscuri della società contemporanea: i brutali meccanismi di esclusione dall’istruzione e dal lavoro messi in atto dalla borghesia, alla quale ora appartiene, progressista per finta ed elitaria nella realtà; una classe operaia che, dimenticata e privata dei diritti, rinnega la militanza comunista per gettarsi tra le braccia della destra populista del Front National. “Ritorno a Reims”, dal libro di Didier Eribon, drammaturgia Florian Borchmeyer, regia Thomas Ostermeier, traduzione Roberto Menin, con Sonia Bergamasco, Tommy Kuti, Rosario Lisma; scene Nina Wetzel, light design Erich Schneider, sound design Jochen Jezussek, musiche Nils Ostendorf. Produzione Piccolo Teatro, coproduzione Romaeuropa Festival. A Milano, Teatro Studio Melato, dal 6/10 al 16/11; a Roma, Auditorium Parco della Musica, per Romaeuropa Festival, dal 20 al 23/11.

L’attimo fuggente, amore per la poesia
L’Attimo Fuggente è una storia d’Amore. Amore per la poesia, per il libero pensiero, per la vita. Quell’Amore che ci fa aiutare il prossimo a eccellere, non secondo i dettami sociali strutturati e imposti ma seguendo le proprie passioni, pulsioni, slanci magnifici e talvolta irrazionali. Tom Schulman ha scritto una straordinaria storia di legami, di relazioni e d’incontri che cambiano gli uomini nel profondo. Il titolo rappresenta ancora oggi, a trent’anni dal debutto cinematografico, una pietra miliare nell’esperienza di migliaia di persone in tutto il mondo. Portare sulla scena la storia dei giovani studenti della Welton Academy e del loro incontro col il professor Keating, qui interpretato da Ettore Bassi, significa dare nuova vita a questi legami, rinnovando quella esperienza in chi ha forte la memoria della pellicola cinematografica e facendola scoprire a quelle nuove generazioni che, forse, non hanno ancora visto questa storia raccontata sul grande schermo e ancora non sanno “che il potente spettacolo continua, e che tu puoi contribuire con un verso”. “L’attimo fuggente”, di Tom Schulman, regia Marco Iacomelli, con Ettore Bassi, Mimmo Chianese, Marco Massari, Matteo Vignati, Alessio Ruzzante, Matteo Napoletano, Matteo Sangalli, Leonardo Larini, Edoardo Tagliaferri, Sara Giacci; scene e costumi Maria Carla Ricotti, disegno luci Valerio Tiberi, disegno fonico Donato Pepe. A Roma, Teatro Ghione, dal 10 al 20/10; quindi in tour nazionale nelle principali città: Udine, Bologna, Taranto, Brindisi, Nichelino, Saronno, Bergamo, Novara, Lucca, Grosseto, ecc.

A MilanOltre Richard Siegal omaggia Merce Cunningham
Definito «il più innovativo e accattivante dancemaker della sua generazione», lo statunitense Richard Siegal, nel 2016, fonda una compagnia che si distingue per uno spiccato approccio interdisciplinare, il cui nome è già esplicativo della sua visione artistica: Ballet of Difference. Con questa sua prima coreografia a serata intera Siegal rende omaggio a Merce Cunningham, grande maestro della danza moderna, a cento anni dalla sua scomparsa. Il titolo New Ocean allude all’iconica opera di Cunningham Ocean, l’ultima collaborazione tra Cunningham e il compositore John Cage, nel 1994. Allo stesso tempo, New Ocean si riferisce alla storia di Siegal come coreografo. Ispirato dal lavoro di Cunningham, organizzato in modo circolare e matematicamente strutturato in 128 frasi, lo spettacolo “ruota attorno” alla figura del cerchio. Contrariamente a Cunningham, tuttavia, Siegal mira a spezzare la forma del cerchio e lasciare che il caos penetri nel cosmo – una risposta alla condizione ecologica e socio-politica dei nostri tempi. Un orizzonte universale che è già definito nell’Iliade. Omero, infatti, considerava la divina personificazione di Oceanus non solo come il fiume che circonda la terra abitata e il padre di tutti i fiumi, ma, ancor più importante, come l’origine di tutta la vita. Siegal inventa un rigoroso sistema matematico che utilizza un algoritmo di nuova concezione per tradurre i rilevamenti dei cambiamenti climatici in azioni coreografiche. “New Ocean (the natch’l blues)”, coreografia e scene Richard Siegal, drammaturgia Tobias Staab, luci Matthias Singer, musiche di Alva Noto e Ryuichi Sakamoto, costumi Flora Miranda. Richard Siegal/Ballet of difference at Schauspiel Köln. Produzione Schauspiel Köln,Tanz Köln, in coproduzione con Muffatwerk München. A Milano, teatro Elfo Puccini, per il festival MilanOltre, dall’11al 13/10, prima nazionale; A Reggio Emilia, Teatro Ariosto, il 16/10, per il Festival Aperto.

L’assedio di Pino Carbone
Il progetto in forma di dittico (presentato in anteprima alla Biennale Teatro, lo scorso mese di luglio) pone l’accento sul lavoro del regista Pino Carbone che, a partire dalla riscrittura di testi mutuati dai miti o dalle fiabe, affonda nel genere melò in chiave contemporanea. Assedio è un lavoro di adattamento e riscrittura dal Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand, che trasporta l’eroe romantico ai nostri giorni, sullo sfondo dell’assedio di Sarajevo, quando la guerra irrompe nella vita con le sue devastazioni mutandone per sempre i destini. L’amore tra Rossana, Cristiano e Cyrano, diventa in astratto il “concetto d’amore” che s’incontra con i concetti di bellezza e poesia, ma la guerra non s’intende di bellezza, e non s’intende di poesia. Un lavoro sulle conseguenze del conflitto, sulla perdita, sulla distruzione e sul tentativo emotivo di ricostruire. ProgettoDue nasce dall’accostamento in sequenza di PenelopeUlisse (2017) e BarbablùGiuditta (2010), variazioni sul tema della fiaba e del mito uniti dal genere melò e con un rovesciamento di senso finale. Passato e presente, fiaba e mito, il mostro (Barbablu) e l’eroe (Ulisse) si “incontrano” in uno spazio teatrale che racconta l’incontro e lo scontro tra il privato e il pubblico, tra la sottomissione e la ribellione, tra l’accettazione e la resistenza, tra la paura e i desideri, la solitudine, l’innocenza e la colpa. Assedio” e “ProgettoDue” di Pino Carbone, con Anna Carla Broegg, Francesca De Nicolais, Renato De Simone, Alfonso Postiglione, Rita Russo; musiche e suoni originali eseguiti dal vivo Alessandro Innaro e Marco Messina, scenografia Luca Serafino, costumi Annamaria Morelli, disegno luci Lucio Sabatino, suono Francesco Troise. Teatri Uniti, in collaborazione con Ex Asilo Filangieri, Teatro Pubblico Campano e Casa del Contemporaneo. A Napoli, Teatro Nuovo e Sala Assoli, dal 10 al 13/10.

La dolce guerra
Lo spettacolo ha come protagonisti un pioniere del cinema italiano e una maestra elementare. che amano il proprio lavoro. Ogni giorno lui si affanna per girare una scena del proprio film, lei per educare i bambini a diventare dei giovani “italiani”. Possono farlo. Il periodo storico in cui vivono, il1914, è carico di entusiasmo. Ma come si racconta una storia vera? Quali immagini devono rimanere impresse nella pellicola? Quali parole devono essere dettate durante una lezione? Domande che anche oggi dovrebbero essere alla base del lavoro di insegnanti, giornalisti e artisti. Senza rendersene conto, i due protagonisti ottengono dei successi inaspettati, e convincono milioni di persone ad abbandonare lo splendore della Belle Epoque per vivere gli orrori della guerra. Fino a quando la guerra non li coinvolgerà direttamente e, vittime della loro stessa manipolazione, entreranno in una terra di disperazione che li porterà a spegnere la cinepresa e a strappare ogni pagina dettata. È facile raccontare la realtà. Difficile è capire quale realtà raccontare. “La dolce guerra”, di e con Elena Ferrari e Mariano Arenella, disegno luci Davide Rigodanza, costumi Norma Uglietti. Produzione Cabiria Teatro. A Roma, Teatro Biblioteca Quarticciolo, il 12 e 13/10.

 

 

 

 

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