In linea con l’assassino

Dodici giorni di riprese in ordine sequenziale (cioè le scene sono state girate nell’ordine con cui le vediamo), praticamente un’unica location (una cabina telefonica), uno dei protagonisti (il cecchino) è una voce fuori campo, l’altro (la vittima) recita per tutto il tempo con la cornetta del telefono in mano. Non mancano certo gli elementi di interesse nell’ultimo film di Joel Schumacher, una produzione a basso costo già diventata un piccolo cult. La storia è elementare: “Stu” Shepard sente squillare il telefono della cabina da dove ha appena telefonato e una voce lo avverte: se riattacchi sei morto, se chiedi aiuto sei morto, se dici perché sei al telefono sei morto. Per salvarsi Stu deve espiare i suoi peccati: confessare alla sua amante che è sposato e alla moglie che la tradisce. Ma le cose si complicano quando un uomo che cercava di farlo uscire dalla cabina viene ucciso dal cecchino. Stu è circondato dalla polizia che lo crede l’assassino e ha inizio una frenetica trattativa per la resa. In linea con l’assassino è un film teso e vibrante, costruito con grande abilità e interpretato da un Colin Farrell particolarmente ispirato. Anche perché riuscire a contenere una storia di quasi un’ora e mezzo nell’angusto spazio di una cabina telefonica non è impresa da poco e, da questo punto di vista, l’accoppiata Schumacher/ Farrell vince ampiamente la scommessa. Ma il film rimane sostanzialmente irrisolto perché, se il meccanismo narrativo scorre via alla perfezione, è difficile capire cosa muova i personaggi e il precipitoso finale fa assumere all’operazione i contorni di un’esercitazione di stile. Peccato, perché un’attenzione maggiore in fase di sceneggiatura avrebbe potuto trasformare un buon film in un piccolo capolavoro. Regia di Joel Schumacher; con Colin Farrell, Forest Whitaker

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