In compagnia del gelo

Brrr che freddo, è tutto gelato. Di questi tempi, è la frase più comune al rientro da una giornata di lavoro. Il vento del nord è arrivato dritto dritto dai Balcani e, come spesso accade, ha imbiancato prima le regioni meridionali, cui non fanno da scudo le Alpi. Ma presto il gelo avrà visitato tutta la penisola, con ben poche eccezioni. Le gocce di rugiada si trasformano in splendidi aghi cristallini che adornano il manto boschivo. Querceti e abetine assumono straordinari colori che ravvivano i toni scuri delle cortecce o quelli ancor più cupi dei sempreverdi. Nei prati le piante erbacee non sono da meno, con la mostra di piccoli cristalli a corolla delle poche foglie mantenute in inverno. L’acqua delle pozze o dei canaletti di pianura si è trasformata in un quadro trasparente. Possiamo scoprire, immobilizzata sotto la coltre di ghiaccio, la foglia del pioppo nero dai caratteristici lineamenti tondeggianti insieme a bolle d’aria, a rametti, a fili d’erba, a formare disegni delle più varie forme e tonalità. Nella coltre solida le foglie di cannuccia palustre e di tifa sono tra le più comuni, ma non mancano disegni variopinti, merito delle onnipresenti bolle d’aria mescolate alle foglie longilinee di salice o a quelle cuoriformi dell’ontano. Nei ruscelli di montagna troviamo arabeschi dei più vari in prossimità di cascate o di piccoli salti. Il bianco mostra tonalità azzurrate o tendenti al verde se in vicinanza di muschi e licheni, o più grigiastre se in prossimità di rocce affioranti. Anche le forme qui si diversificano. Non più i piatti specchi trasparenti di pianura, ma colonne, conetti e stalattiti. Piccole spruzzate di neve, qua e là, instaurano un dialogo tra steli, rametti, foglie e frutticini a formare immagini del tutto originali. Dove invece è distribuita a tappeto emergono fusticini rinsecchiti. Ma dove il manto è più spesso, ha assunto funzione ricoprente, con forme e ondulazioni assai più morbide che lasciano solo intuire la presenza della vegetazione sottostante. Per qualche mese questa natura ibernata ci terrà compagnia, custode di quella vita, ora in letargo, che a primavera esploderà rinnovata.

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