In cerca d’autore

Luca Ronconi ha diretto alcuni neo-diplomati dell’Accademia nazionale Silvio D’Amico.
Una scena dello spettacolo

«Condurre gli attori a comprendere come non debbano rappresentare i personaggi che si accingono a portare in scena, in quanto astrazioni sono irrappresentabili. Devono recitare, cioè accedere alla modalità con cui si sta nella mente di qualcun altro». Con questo assunto Luca Ronconi ha diretto alcuni neo-diplomati dell’Accademia nazionale Silvio D’Amico, intorno ad uno studio sui Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello. Un progetto triennale di formazione – in collaborazione con il Centro teatrale Santa Cristina – che esula dalle morse vincolanti della produzione. La prova finale è un Pirandello scarnificato, affrancato dalla patina polverosa delle convenzioni. Ronconi, che titola con solo In cerca d’autore, nella sua acuta lettura ne fa uno spazio mentale nella scena bianca che si estende in profondità, con i personaggi prigionieri di quello spazio asettico. Bastano una scrivania e alcune sedie. E una porta che si richiude al loro arrivo bloccando ogni via d’uscita e costringendoli a “vivere” facendo i conti con le loro patologie. È su questo aspetto che Ronconi spinge la rappresentazione di quell’universo famigliare che manifesta tutta la sua fragilità nel tentativo di raccontare il dramma che li dilania. Bravissimi i giovani attori, che riescono a ribaltare la storia cui siamo abituati ad assistere in qualcosa di tremendo e ineluttabile.
 
Al Festival di Spoleto.

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