In cammino sui monti pallidi

Diario di viaggio sull’Alta via numero 1: un percorso di più giorni tra le più affascinanti cime delle Dolomiti.
Il rifugio Nuvolau

«La montagna è per tutti, non solo per gli alpinisti: per coloro che desiderano il riposo nella quiete, come per coloro che cercano nella fatica un riposo ancora più forte». Penso alle parole di Guido Rey, alpinista e scrittore, mentre carico sulle spalle uno zaino che rasenta un terzo del mio peso: altrimenti non è possibile trovare una risposta al “chi me lo fa fare” nell'accingersi a mettere a dura prova piedi, gambe e spalle sull'Alta via numero 1. Un percorso di 125 km, dalla Val Pusteria a Belluno, attraversando una delle zone più pittoresche delle Dolomiti. Tranquilli, ci sono ben 15 rifugi in cui fare sosta: con calma ci si impiega 12 giorni, i più allenati ce la fanno anche in cinque; e niente vieta di percorrerne solo un tratto. Dipende da che cosa si cerca nel cammino.
 
Braies – Fodara Vedla
 
È ora di partire. Dopo aver costeggiato il lago di Braies, iniziamo la ripida salita verso rifugio Biella, da dove si può proseguire fino alla cima della Croda del Beco: un lastrone roccioso di 1400 metri a picco sul lago. È una faticata, ma il panorama ripaga con gli interessi. Ora è tutta discesa. Una mulattiera ci porta a rifugio Sennes, dove facciamo il primo incontro, una coppia di coreani. I rifugi sono luogo privilegiato per fare amicizie, nonché per praticare le lingue: tra camminatori è spontaneo rivolgersi la parola e non sono rari gli alpinisti stranieri. Proseguiamo verso rifugio Fodara Vedla. Ad accoglierci, una graziosa radura con una serie di malghe e una cappellina.
Tolti gli scarponi, saliamo nelle stanze: c'è andata bene, ci sono letti e non brande, e addirittura il bagno in camera. Un lusso mai capitato prima, che forse snatura questo genere di alloggio: un riparo semplice dove condividere il pasto serale, le impressioni della giornata e il riposo con altri ospiti. Prima di canederli e bistecca, resta il tempo per defaticare con una passeggiata: in fondo al prato appare il Pelmo, una delle nostre mete. Così lontano sembra irraggiungibile: ma chi non ha mai mirato a qualcosa che sembra impossibile?
 
Fodara Vedla – Lagazuoi
 
Il mattino successivo il buon proposito di partire all'alba è vanificato dalla colazione: una delle amenità dei rifugi, che offrono dei buongiorno pantagruelici. Sarà una giornata faticosa: dopo la discesa a rifugio Pederù, dove si uniscono a noi dei californiani, sarà tutta salita. Impieghiamo più del previsto ad arrivare a rifugio Fanes, per aspettare un'amica: ma la montagna insegna a rispettare il passo di ciascuno, dote utile anche in pianura.
Al lago di Limo ci separiamo dagli americani, ma non saremo soli: sulle alte vie è normale aggregarsi a compagnie diverse. In fondo all'altipiano appare Forcella del Lago: si direbbe vicina, ma i prati che la precedono non finiscono mai. In compenso la salita è tanto ripida quanto rapida, come la discesa: il vento è così sferzante da farci accogliere a male parole la proposta di una foto ricordo. Una volta al riparo, ci rendiamo conto di essere arrivati in una delle zone più pittoresche delle Dolomiti, caratterizzata da una roccia di un incredibile rosa confetto. Dopo una breve sosta al lago Scotoni, il rush finale verso rifugio Lagazuoi: il percorso didattico tra le trincee della Prima guerra mondiale non basta a distrarci dalla fatica. Mi rimangono poche energie per apprezzare uno dei migliori punti panoramici delle Dolomiti: Marmolada, Pelmo, Civetta, Tofane… Sembra di poterli toccare nella luce del tramonto.
Stavolta siamo arrivati tardi: gli unici posti rimasti sono sulle brande vicino alla porta, esposte al viavai. Bagno comune, acqua calda manco a parlarne: ma mi manca la forza di protestare. Meno male che mi rimane quella per socializzare. A tavola conosciamo dei giovani padovani e una coppia bellunese, partita la mattina stessa da Braies. O ci stanno raccontando panzane, o sono i nipoti dell'incredibile Hulk.
 
Lagazuoi – Passo Staulanza
 
La mattina, uscendo, incontriamo gli amici bellunesi appena alzati: saranno dei gran camminatori, ma dei gran mattinieri no di sicuro. Tiriamo fuori dagli zaini le lampade frontali per percorrere la galleria del Lagazuoi, costruita dai soldati italiani durante la Prima guerra mondiale per sorprendere gli austriaci che occupavano la cima: un ripido tunnel elicoidale, lungo il quale si aprono ogni tanto splendidi scorci, che ci porta fino a Passo Falzarego. Da lì saliamo a rifugio Averau, dove ritroviamo la coppia bellunese: non solo sono partiti dopo, ma sono passati da rifugio Dibona, Cinque Torri, Scoiattoli, e ora ci superano. Tra l’umiliato e l’ammirato, proseguiamo verso rifugio Nuvolau, altro punto panoramicamente strategico: all’orizzonte appaiono minacciose nuvole nere. Meglio sbrigarsi a scendere per il sentiero attrezzato.
Arrivati a Passo Giau, proseguiamo verso Forcella Giau: da qui si apre un’infinita distesa di prati fino alle pendici del Pelmo e a Passo Staulanza. Ancora non si vede la meta, il rifugio Città di Fiume: in compenso, da Forcella Ambrizzola si apre uno scorcio incantevole su rifugio Palmieri con il suo lago. Blocco mio padre: no, non c’è tempo di scendere anche fin lì «già che ci siamo», la pioggia incombe.
Arriviamo al Città di Fiume mentre cadono i primi goccioloni: ironia della sorte, ad accoglierci sono i soliti bellunesi, che hanno già avuto il tempo di mettersi in pantofole e farsi una doccia. Le previsioni meteo per i prossimi giorni, però, sono pessime: decidiamo di scendere a Passo Staulanza e tornare a casa. La montagna è anche saper rinunciare, che è molto diverso da lasciar perdere: la rinuncia è un atto di volontà forte e difficile, come ben sanno gli alpinisti che si trovano a tornare indietro a pochi passi dalla cima. Ma non è essere vili: è semplicemente riconoscere che c’è un tempo per ogni cosa. Dire «tanto le montagne sono sempre lì» non è una magra consolazione: è la scusa buona per tornare…
 
Note tecniche
Lunghezza: 125 km da Braies (Bz) a Belluno
Rifugi sul percorso principale: 15, più 6 ristori su strada
Periodo apertura rifugi: metà giugno – metà settembre. È consigliabile prenotare.
Equipaggiamento: tutti i rifugi richiedono ormai il sacco lenzuolo personale. Se si desidera percorrere la galleria o il sentiero attrezzato, sono necessari pila frontale e kit ferrata.
Provviste: acquistabili nei rifugi o nei passaggi su strada, ma è consigliabile provvedere a scatolame, frutta secca, barrette energetiche e simili. L’acqua si trova in diversi punti.
Budget: da tariffario Cai 2012, il pernottamento costa dai 10 a 15 euro per i soci, e dai 20 ai 30 per i non soci. La mezza pensione va dai 35 ai 50 euro, ma può variare sensibilmente dai rifugi Cai a quelli privati: quasi tutti dispongono di un sito, su cui consultare i prezzi.
Link: www.dolomiti-altevie.it; www.infodolomiti.it; www1.dolomiti-altevie.it

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