Imparo a vivere e a creare

La ricerca spirituale di Carla Llobeta, pittrice argentina di Cordoba
Carla Llobeta
Nella sua pittura Carla Llobeta si muove tra il figurativo e l’astratto. «Non trovo grandi differenze tra i due – spiega –, entrambi camminano assieme. La figura può avere protagonismo, ma nel mio lavoro non cerco il realismo, non mi interessa tanto il ritratto quanto il colore, le forme, le figure in un gioco di immagini». Nelle sue tele ci sono di solito presenze infantili o femminili che abitano paesaggi in contrasto o in contrappunto di colore e spazi.

 

Da adolescente Carla esitava tra la medicina e l’arte, ma alla fine ha vinto la pittura. Ha studiato Belle arti a Cordoba, la sua città natale. La sua conversazione è fluente e distesa. Sono in corso due sue mostre allestite presso la Alliance française a Rosario e presso un centro culturale di un’altra cittadina della provincia. Di fronte all’opera intitolata Donna alata sull’orlo della linea, spiega: «Io mi sentivo più legata che alata quando l’ho dipinta, ma a un certo punto mi sono liberata e sono apparsi tratti gestuali che sembrano sottolineare i centri energetici del corpo»; da insegnanti e artisti esigenti ha imparato la disciplina e il mestiere che le permettono di innovare e interpretare le immagini secondo la sua sensibilità: «Una volta, in solitudine e in libertà, ho riscoperto il valore delle esigenze accademiche, piuttosto scomode quando si è studenti. Invece oggi apprezzo la tappa della mia formazione; in qualche modo sono sempre là, anche se per strada si aggiungono tante sfumature. Il gusto per il colore e il gesto energico sono costanti nel mio lavoro».

 

I grandi muralisti latinoamericani, in modo speciale i messicani, l’hanno sempre stimolata. Così come è rimasta colpita da pittori attenti a tematiche sociali, come l’argentino Antonio Berni, capaci di riscattare la bellezza dalle situazioni più dolorose dell’esistenza. Anche lei, come alcuni dei suoi ammirati artisti, ha prodotto una serie di pitture dedicate ai bambini: Verranno da questa parte; Aspettando il fiume; Tutte le bambine, tutte; Quando solo l’amore…

 

Come interpretare i suoi dipinti? «Lascio che ciascuno lo faccia – afferma –. Ci sono circoli che possono essere centri, ventri, lune, oppure seni». Ma cosa dicono questi circoli? «Non lo so con certezza, soprattutto mi piacciono, non mi domando perché. Mi attirano queste macchie di colore». A cosa risponde quella combinazione di figure che tendono all’astrazione? «Ci sono anche presenze, non voglio lasciare troppo spazio tra lo spirituale o l’essenziale dell’astrazione e lo specificatamente figurativo. I personaggi dei miei quadri cercano anche loro una spiritualità. Credo che non potrò mai abbandonare completamente la figura umana, così come so che non dipingerò mai vasi con fiori, anche se rispetto quei grandi pittori che con essi hanno saputo creare delle meraviglie».

 

A proposito degli incontri con altri artisti latinoamericani ugualmente attratti dalla spiritualità dell’unità, commenta: «Nel condividere il vissuto e le ispirazioni imparo a vivere e a creare. In quest’ambiente molteplice, ha la stessa valenza dipingere, comporre musica, scrivere o passeggiare assieme per celebrare l’incontro. Ognuno è disposto a mettere in comune i suoi talenti e ad accedere a nuove esperienze interiori. In altre parole, siamo tutti disposti a trovarci con la bellezza ancora una volta. Qualcosa di sempre nuovo e affascinante».

 

Ma che fanno artisti appartenenti a discipline diverse in questi workshop? «È una esperienza di comunione nel più profondo dell’anima. Oggi questo scambio mi arricchisce molto di più che non la critica specializzata e i contributi accademici». E come combinare l’arte con la maternità? Carla ricorda che quando i suoi quattro figli erano bambini e l’appartamento piccolo, continuava lo stesso a dipingere e a organizzare mostre, pur con altri ritmi e possibilità.

 

«Per me essere madre, dipingere, cucinare, viaggiare in tram… tutto può avere lo stesso significato secondo come lo si viva. Così anche ogni artista deve convivere col suo dolore, che di fatto c’è sempre, ma che non dovrebbe essere angoscia; perché se è l’angoscia a vincere, poi lo si avverte nella pittura. E non è quello che voglio esprimere. Ogni dolore dovrebbe essere sublimato nelle opere. Ciò che conta per me è vivere ancorata nel presente. Man mano, la vita mi propone delle cose che prima neppure immaginavo».

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