«Imballata» la Porta d’Europa

A Lampedusa, la Porta d'Europa, il monumento simbolo dell’accoglienza dei migranti e della tragedia del Mediterraneo, ricoperto con plastica e adesivo. Il sindaco Salvatore Martello: «È un’offesa per la nostra storia, ma anche il sintomo del malessere. L’economia dell’isola è al collasso». L’ex sindaco Giusi Nicolini: «Dalla crisi si riparte insieme allo Stato, non contro lo Stato»
Il Presidente Sergio Mattarella depone una corona alla Porta d'Europa nel 2016.

«Imballata» con sacchi di plastica. La Porta d’Europa, monumento simbolo dell’accoglienza a Lampedusa, è stata completamente avvolta da plastica nera, teli verdi e centinaia di metri di nastro adesivo.

Un brutto risveglio, quello del 3 giugno, per gli abitanti di Lampedusa: un gesto, uno sfregio che ha portato l’isola, avamposto italiano nel Mediterraneo, alla ribalta nazionale. Stavolta non per gli sbarchi dei migranti, o per lo splendido mare e le sue scogliere cristalline, ma per un gesto che vuole essere una provocazione, o forse qualcosa in più.

«Un gesto stupido, a cui non bisogna dare nessun peso eccessivo»: lo definisce così l’ex sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini.

Il sindaco, Salvatore Martello, ha denunciato l’accaduto alle autorità competenti. Dopo il sopralluogo della Polizia municipale, i teli posticci sono stati rimossi ed il monumento realizzato da Mimmo Palladino nel 2008, considerato un simbolo dell’accoglienza, è stato restituito alla sua bellezza. È ancora lì, di fronte al mare che negli anni ha visto purtroppo l’odissea di centinaia di migliaia di persone e migliaia di morti in fondo al mare.

«Questo monumento, per noi, è un simbolo dell’isola, un simbolo dell’accoglienza. È un atto delinquenziale, un gesto che fa male ed è una ferita per l’isola – spiega Martello – Un’offesa per la nostra storia, per un’isola che è sempre stata solidale e che ha scritto pagine importanti sull’accoglienza. Alcuni hanno detto che è un gesto contro l’accoglienza dei migranti. Non è così. Io sono convinto che sia il gesto sconsiderato di un piccolo gruppo che fomenta le difficoltà attuali dell’isola. È indubbio che l’isola vive un momento di malessere. L’economia di Lampedusa è ferma, non c’è turismo, i trasporti sono difficilissimi. Io stesso ieri avrei dovuto recarmi a Palermo, ho dovuto rinunciare perché non c’era più posto sull’unico aereo che vola da Lampedusa».

Martello spiega come l’isola ha vissuto il periodo del lockdown e quale la situazione attuale. «Per noi la difficoltà economica è maggiore rispetto ad altre zone del Paese. Il turismo è fermo, la ristorazione è bloccata. L’isola si regge sul turismo: il 90 per cento dei turisti proviene dalle regioni del Nord Italia e, per ora, non arriva nessuno. Anche il settore della pesca è in difficoltà. Oggi si riesce a vendere appena il 50 per cento del pescato. Solo una parte è destinato al mercato di Lampedusa ed ai suoi ristoranti, il resto va in altre regioni. Le difficoltà per un’isola si moltiplicano: finora, siamo stati abbandonati dallo Stato ed è facile fomentare le tensioni sociali che si vivono. Persino le barche dei migranti non vengono rimosse: da tempo sono lì, ammonticchiate in un angolo del porto».

La Porta d’Europa, inaugurata il 28 giugno 2008, è dedicata ai migranti che attraversano il Mediterraneo e che, in molti casi, non ce l’hanno fatta e sono sepolti in fondo al mare. Si calcola siano almeno 12 mila i morti annegati a causa dei naufragi dei barconi. Fu voluto da Amani e Arnaldo Mosca Mondadori e realizzato dallo scultore Mimmo Palladino. È alto cinque metri e largo tre. Si erge sulla collina più alta, visibile dal mare a occhio nudo per chi si avvicina alle coste meridionali dell’isola.

In questi giorni sono state fatte varie ipotesi, qualcuno ha pensato persino che il gesto volesse essere un omaggio a Christo Vladimirov Javacheff, «l’artista che impacchettava il mondo», come qualcuno l’ha definito, esponente della “Land Art”, morto qualche giorno fa.

«Se qualcuno avesse voluto fare un omaggio a Christo – commenta Nicolini – lo avrebbe fatto chiedendo un’autorizzazione, non in modo clandestino. Un gesto come questo è una vigliaccata stupida, non si può violentare così la storia dell’isola. La pandemia è una difficoltà per tutti noi, ma non è diversa per Lampedusa rispetto ad altre zone del Paese. È un’esperienza inedita per tutti, ma che stiamo vivendo insieme a tutti gli altri. È una vicenda dura, che viviamo da italiani insieme agli altri italiani. Il turismo soffre a Lampedusa esattamente come nel resto del Paese. A Lampedusa non c’è stato nemmeno un caso di coronavirus: stavolta l’insularità non è stata un problema, semmai ci ha preservato. Da questo momento duro dovremo ripartire, con l’aiuto di tutti».

Ma Lampedusa vive davvero una situazione di intolleranza ? «Le difficoltà sono reali – risponde Nicolini – ma i migranti non aggravano i problemi dell’isola. Gli alberghi sono vuoti, è vero ma, paradossalmente, alcuni tra questi ospitano il personale dello Stato impegnato nel centro di accoglienza. C’è un piccolo indotto che ruota attorno all’accoglienza. I fenomeni di intolleranza sono una patologia, in questo malessere si radica il populismo. Tempo fa, ad esempio, è stata promossa una petizione che chiedeva la realizzazione di un ospedale e la chiusura del centro di accoglienza. Posso capire la richiesta di un ospedale, ma perché legarlo alla chiusura del centro? Mettere insieme le due cose serve a fomentare il malessere, ad accrescere il populismo, allontana la nostra isola dallo Stato. Lo Stato ci è vicino: durante la mia sindacatura abbiamo ottenuto 20 milioni per la realizzazione di opere infrastrutturali nell’isola. Il 3 giugno 2016 il presidente della Repubblica ha inaugurato il Museo della Fiducia e del Dialogo per il Mediterraneo. Alcuni disertarono questo appuntamento. Lo Stato c’è, bisogna lavorare nella stessa direzione, portare lo Stato a Lampedusa, non allontanarlo».

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