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Cultura > Arte e Spettacolo

Il violino di Joshua Bell

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova


Al parco della Musica di Roma, un’interpretazione straordinaria con l’Accademia di Santa Cecilia. 

bell violino

Suona uno Stradivari 1713 ed i l suono è corposo, scintillante, fluido. In una parola magico e romantico. Adatto alla Fantasia Scozzese di quel grande un po’  dimenticato che è Bruch, un brano di melodie scozzesi  riviste e interpretate dal compositore con una fantasia strumentale straordinariamente acuta. Bell, poeta del violino, dà anima agli estri, alle melodie, ai languori di un ultimo romanticismo a cui si abbandona anima, corpo e suono. Il violino è sciolto, rabbrividente, pacato, arditissimo, e i l giovane virtuoso vi si immerge totalmente, mentre l’orchestra di Santa Cecilia, diretta da un preciso ed ardente Marc Albrecht canta tra sommessi suoni e impennate.

Bruch era stato preceduto dall’imponente, tumultuosa ouverture wagneriana del Vascello fantasma e viene poi seguito dalla Seconda Sinfonia di Schumann, il cui brano migliore è il poetico Adagio espressivo –vera sintesi di sentimento e bellezza -, in contrasto col carattere un po’ troppo mentale degli altri movimenti.

L’orchestra ancora una volta si esprime al meglio ed è evidente la gioia del direttore, così duttile nel suo gesto, a suscitare ondate sonore smaglianti per colore e luce. Certi “pianissimi” sono invidiabili. Gran successo di pubblico. Si ripete lunedì 9 e martedì 10 febbraio a Roma, al Parco della Musica.

Riproduzione riservata ©

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