Il vento che accarezza l’erba

È un Ken Loach in stato di grazia quello che ha diretto questo memorabile film sulla guerra per l’indipendenza dell’Irlanda, mosso, spinto e animato dall’urgenza di mantenere viva la memoria, senza facili indulgenze o retoriche di maniera. E Ken Loach non rifiuta i contrasti e non nasconde le contrad- dizioni, costruendo sapientemente una narrazione che intreccia storia e privato, ideali e politica, azione e sentimento, con gli idilliaci scenari delle verdi colline irlandesi a fare spesso da sfondo a violenze e crudeltà, riprese da una macchina da presa sempre più vicina, indiscreta, inopportuna e spietata. E se è chiaro, come sempre in Loach, che stiamo guardando la storia da un certo punto di vista, man mano che il film procede ci si rende conto che non siamo di fronte a un racconto a tesi. Le chiavi di lettura si fanno complesse, articolate e non sempre facili da decifrare. La questione non è se i protagonisti siano terroristi o eroi, quanto piuttosto se esistono dei limiti e cosa accade quando questi vengono superati. Perché, a dispetto del titolo, Il vento che accarezza l’erba è un film duro, aspro, disperato, disturbante, nel quale la guerra è evocata per quello che è, odio e violenza, quasi nulla più, e dove anche gli ideali più puri finiscono per inaridirsi di fronte all’inumanità. Regia di Ken Loach; con Padraic Delaney, Gerard Kearney, Liam Cunningham, Cillian Murphy

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