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Ambiente > Ecologia

Il Veneto in testa tra i comuni ricicloni

di Chiara Andreola

- Fonte: Città Nuova


La classifica stilata da Legambiente vede la presenza preponderante dei comuni veneti. Merito delle politiche locali, secondo Luigi Lazzaro; ma il quadro rimane in chiaroscuro

Veneto

E dire che i vecchi l'avevano sempre insegnato: non si butta via niente, il modo di riutilizzare ciò che non serve più – almeno non nella forma originaria – si trova sempre. Un concetto evidentemente radicato in Veneto, dato che la regione anche quest'anno si conferma in testa alla classifica dei comuni ricicloni di Legambiente in tutte le categorie.

Vincitore assoluto è infatti per il quarto anno consecutivo Ponte nelle Alpi, nel bellunese: 8.500 abitanti che riescono a differenziare oltre l'87 per cento dei rifiuti, con un indice di buona gestione – calcolato tenendo conto anche di altri parametri, come la produzione di rifiuti pro capite – di 83,25. Ma sul podio della classifica assoluta c'è un altro comune veneto, Farra di Soligo (Treviso, 8.900 abitanti), che ha conquistato il bronzo con il 78 per cento di raccolta differenziata e un indice di buona gestione di 78,76.

Anche in quanto a capoluoghi di provincia è il Veneto a guidare la classifica, con Belluno che vanta  il 70 per cento di differenziazione dei rifiuti; e nella lista dei comuni del Nord sopra i 10 mila abitanti sono veneti tutti i primi 21 posti, da Zero Branco (Treviso, 80 per cento di differenziata) a San Martino Buon Albergo (Verona, 75,6 per cento). Se non fosse per la ventiduesima posizione di Levico Terme, in provincia di Trento, la serie sarebbe proseguita fino al numero 25.

Come spiegare questa preponderanza del Veneto nella parte alta della classifica? Secondo Luigi Lazzaro, presidente regionale di Legambiente, «la maggior parte del merito va alle politiche dei singoli comuni: basti pensare appunto a Ponte nelle Alpi, che ha messo a punto un sistema di raccolta e di recupero all'avanguardia replicabile anche altrove, per quanto non possa costituire una soluzione su vasta scala». Il punto dolente rimangono infatti le città più grandi: «Mentre al Sud abbiamo assistito a vere e proprie rivoluzioni, come quella di Salerno che è arrivata al 68 per cento – osserva Lazzaro –, in Veneto l'unico capoluogo a distinguersi è Belluno: Venezia, complice anche la pressione turistica, è ferma al 35 per cento, Padova al 43 e Treviso al 57, quando le tecnologie di cui disponiamo permetterebbero di arrivare al 70 anche nei centri più popolosi».

Questo è infatti l'obiettivo che si è posta Legambiente in una richiesta inoltrata alla regione, insieme a quella della messa al bando delle stoviglie di plastica. Altro fronte su cui Legambiente sta lavorando è la riduzione dei rifiuti che, «diversamente dalla raccolta differenziata, non è ancora entrata mentalità delle persone, né vi è posta adeguata attenzione da parte delle aziende. Certo quest'anno abbiamo visto un calo riconducibile alla crisi, ma vorremmo andare oltre a questo». Rimangono poi zone meno virtuose su cui agire: «Mentre vediamo molte buone pratiche in provincia di Treviso e di Padova, quella di Venezia è ancora piuttosto indietro – riferisce Lazzaro –, tanto è vero che la raccolta porta a porta non è ancora considerata una soluzione valida per i piccoli centri».

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