Il vaccino contro l’aviaria

Fummo facili profeti quando, nella rubrica dedicata al problema (vedi Città nuova n° 23/2005), affermavamo che prima dell’esplosione di una pericolosa pandemia su scala mondiale, tipo la famosa Spagnola del 1918, si sarebbe allestito un vaccino efficace contro i virus dell’influenza aviaria, tecnicamente denominati A (H5N1). Il numero 13 del 30/03/06 del New England Journal of Medicine pubblica i positivi risultati di uno studio policentrico compiuto da quattro università americane (Rochester, Baltimora, Los Angeles, Birmigham) a seguito del quale si è stabilito che la somministrazione di 90 microgrammi di vaccino subvirionico contro l’influenza A può essere efficacemente usata per la sua prevenzione nell’uomo. Sui 451 adulti sani, in età compresa tra i 18 e i 64 anni, non si sono verificati gravi effetti collaterali, tranne, in alcuni, un lieve dolore nel punto dove è stato inoculato. Per contro, nella maggioranza dei trattati, sono state generate risposte anticorpali neutralizzanti, tipicamente associate a protezione contro l’influenza. Dal momento in cui si sono verificati i primi decessi di persone per quest’infezione nel Sudest asiatico ad oggi non è passato molto tempo, né, in caso di bisogno, ce ne vorrà molto per produrre il vaccino in quantità sufficienti. Una buona notizia, ed anche una bella lezione per coloro che, non sappiamo se incompetenti o disonesti, hanno sparso paure ed angosce ingiustificate. Per alcuni di loro è lecito sospettare, infatti, illeciti interessi con quelle case farmaceutiche che hanno venduto farmaci anti-virali, realizzando guadagni ragguardevoli. Andrea F. Luciani

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