Il tesoro di Morgantina

La città greco-sicula ha restituito uno straordinario complesso di argenti ellenistici.
Morgantina

Morgantina silente e abbandonata su un vasto pianoro ondulato che digrada a perdita d’occhio verso il lontano mare (ci troviamo in località Serra Orlando, nel cuore stesso della Sicilia). La scoprii anni fa per caso, tra campi smaglianti sotto un sole cocente, mentre con l’amico che mi faceva da guida ero diretto in auto verso quell’altra meraviglia che è la Villa di Piazza Armerina.

Morgantina: quasi fantasma di un glorioso passato, testimoniato dai ruderi sparsi dell’acropoli, dell’agorà coi suoi edifici pubblici, del teatro, delle abitazioni aristocratiche. Fu infatti città siculo-greca splendidissima, vissuta all’ombra della più celebre Siracusa, di cui condivise la sorte. Subì in tanti secoli ripetuti saccheggi e distruzioni fino al tracollo definitivo nel 35 a.C., quando Ottaviano, non ancora imperatore, la fece radere al suolo. Né prima era sfuggita, insieme ad altri centri della Sicilia, all’insaziabile avidità di opere d’arte del governatore romano Caio Verre, come ricorda Cicerone.

 

Eppure qualcosa di tanta ricchezza era rimasta se negli anni Ottanta del XX secolo, da una dimora abbandonata alla fine della seconda guerra punica (nel 211 a.C., quando la città diventò possesso di Roma), scavatori clandestini trafugarono sedici magnifici oggetti di argento dorato risalenti al III sec. a.C., di cui almeno nove destinati al banchetto: uno dei più rari argenti ellenistici della Magna Grecia che siano a noi pervenuti, di cui si ammirano le raffinatissime decorazioni vegetali e figurate (soprattutto la Scilla nel fondo di una coppa da vino).

Emigrato all’estero, soltanto di recente il cosiddetto “tesoro di Morgantina” è stato restituito all’Italia dal Metropolitan Museum of Art di New York, che quei reperti, insieme ad altri non meno splendidi, aveva acquisito nel mercato illecito. Nel Museo di Aidone, a due chilometri da Morgantina, dov’è destinato, andrà ad aggiungersi ai due acroliti di Demetra e Kore, per essere poi raggiunto dalla cosiddetta Afrodite di Morgantina: opere queste, già trafugate e la cui restituzione all’Italia è stata resa possibile grazie all’accordo tra il nostro ministero per i Beni e le attività culturali e il museo statunitense.

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