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Italia > Regioni

Il surf è anche italiano: il caso di Recco

di Gaia Bonafiglia

- Fonte: Città Nuova

Mediterraneo e surf? Non è un ossimoro. Recco, piccola perla ligure, è diventata ufficialmente una “città del surf”. Non più solo destinazione gastronomica, ma meta riconosciuta per gli sport in mare, capace di sfidare l’immaginario legato solo all’oceano.

Surf (foto Pexels-Pixabay)

Quando si parla di surf, il Mediterraneo raramente entra in conversazione. I grandi classici europei si affacciano sull’oceano: Peniche, Nazaré e Sagres in Portogallo, le coste selvagge della Cantabria e dei Paesi Baschi in Spagna, Hossegor e le Lande in Francia. Lì l’oceano Atlantico garantisce onde consistenti, potenti, continue: l’ambiente ideale per i professionisti della tavola e per chi viaggia alla ricerca dello swell perfetto.

Eppure, da qualche anno, anche il Mediterraneo ha iniziato a reclamare spazio nella mappa del surf. E proprio una piccola baia ligure, affacciata su un tratto di costa frastagliata e affascinante, ha fatto il salto: Recco è diventata ufficialmente una città del surf.

Siamo a due passi da Genova, nel Golfo Paradiso. Un luogo celebre per la focaccia col formaggio, certo, ma sempre più riconosciuto anche per le sue attività in mare: surf, sup, kayak, escursioni, eventi. In occasione della nuova stagione balneare, l’amministrazione comunale ha emesso un’ordinanza dedicata esclusivamente al surf, con l’obiettivo di regolamentare l’accesso in mare, tutelare la sicurezza dei bagnanti e promuovere il turismo sportivo attivo tutto l’anno.

L’ingresso e l’uscita dei surfisti dall’acqua dovranno avvenire esclusivamente dal lato destro della spiaggia libera, in prossimità della Rotonda Baden Powell, costeggiando il pennello frangiflutti. Le violazioni saranno sanzionate. Un segnale chiaro: il surf a Recco non è più solo tollerato, è riconosciuto, valorizzato, organizzato.

Negli ultimi anni, la città ha vissuto una trasformazione lenta ma costante. Da località di passaggio è diventata meta per surfisti di ogni livello, grazie a un microclima favorevole, alla qualità delle onde – alimentate da libeccio e scirocco – e a una comunità sportiva vivace e accogliente. Noleggi, scuole surf, eventi: tutto contribuisce a creare un ecosistema attorno alla tavola.

Un ruolo chiave lo ha avuto BlackWave, la più grande scuola surf d’Italia, fondata nel 2011 proprio a Recco. Non solo corsi di surf per adulti e bambini, ma anche SUP, kayak, fitness, surf adattato per persone con disabilità. BlackWave è un presidio stabile, un centro che promuove lo sport tutto l’anno, con escursioni verso Portofino, sessioni al tramonto, iniziative ambientali e camp estivi. È qui che il surf diventa cultura, comunità, stile di vita.

Manifestazioni come il Recco Surfestival e i contest organizzati da BlackWave hanno portato sulla spiaggia atleti, appassionati e semplici curiosi. In quei giorni il paese cambia pelle: tra musica, tavole colorate e aria salmastra, Recco si trasforma in una piccola capitale mediterranea del surf.

Ma in Liguria non è un caso isolato. Anche località come Levanto, Varazze, Andora e Imperia sono ormai tappe fisse per i surfisti italiani, grazie a spot ben esposti e servizi sempre più mirati. E fuori regione? Il surf in Italia si pratica ovunque ci siano fondali adatti e un po’ di vento: da Santa Marinella e Ostia nel Lazio, fino a Buggerru e Capo Mannu in Sardegna, passando per Mondello in Sicilia o la costa toscana tra Forte dei Marmi e Viareggio.

L’Italia surfabile esiste, eccome. E Recco oggi la rappresenta con orgoglio, con l’obiettivo di attirare appassionati di sport tutto l’anno, come affermato dal sindaco Carlo Gandolfo e dal consigliere allo sport Leonardo Baldineti.

È la dimostrazione che non servono oceani per fare surf. Basta conoscere i venti, aspettare il mare giusto, e trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Come Recco. Dove le onde arrivano, anche nel cuore del Mediterraneo.

Riproduzione riservata ©

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