Il sole dormiglione

Un mattino d'estate, la signora Maura si svegliò di soprassalto, nella sua casa in riva al mare. Il marito russava saporitamente accanto a lei. La moglie lo scosse, senza tanti complimenti: «Emidio, Emidio… che ore sono?».
Strappato bruscamente dal sonno, il signor Emidio brontolò qualcosa di incomprensibile, poi si girò su un fianco, diede uno sguardo alla sveglia posta sul comodino e, sbadigliando, annunciò: «Le sei e venti».

«Le sei e venti? Emidio, sei proprio sicuro?».

Il signor Emidio gettò uno sguardo un po’ più sveglio sulla sveglia e ripeté, impassibile: «Le sei e venti, Mau, come t’avevo detto. Anzi no, per la precisione, in questo momento stanno scattando le sei e ventuno». 

«Le sei e ventuno!! – esclamò incredula la signora Maura, balzando giù dal letto –. Com’è possibile, Emidio? Che cosa hai fatto? T’avevo detto di puntare la sveglia sulle cinque e trenta: lo sai che nel mio primo giorno di mare non mi voglio perdere il sorgere del sole!».

«Lo vedrai sorgere domani, Mau», disse il signor Emidio, tirandosi il lenzuolo sulla testa, per far capire che voleva riprendere il suo sonno.

Ma quella mattina era decisamente impossibile dormire perché, dal balcone, la moglie gridò: «Emidio! Emidio, vieni a vedere!».

Brontolando qualcosa di comprensibile, ma che non starò a ripetere, il signor Emidio comparve sul balcone e disse: «Che c’è ancora?». «Il cielo, Emidio, guarda il cielo!».

Il cielo, in quel mattino estivo, era cupo come in piena notte.

«Com’è possibile che alle sei passate il cielo sia ancora così scuro?», chiese la signora Maura che presentiva qualcosa di strano nell’aria.

Il signor Emidio non si scompose e disse: «Avrò regolato male la sveglia, Mau. Dai, vieni dentro, torniamo a dormire».

In fondo era contenta che la spiegazione fosse così semplice perché non si sarebbe persa il sorgere del sole.

Non disturbiamo più il signor Emidio e la signora Maura, lasciamoli dormire. Noi, adesso, ci spostiamo in cielo per vedere cosa stava succedendo lassù.

«Ma che ore sono?», domandava con uno sbadiglio la Luna alla Stella Polare.

«Le sei e venticinque», rispose la Stella Polare, sempre puntuale e precisa.

«Le sei e venticique? Me lo sentivo io, che era tardissimo: sto cascando dal sonno!».

«Oh ti prego, non cascare giù dal cielo!», disse la Stella Polare allarmatissima.

«No, sta’ tranquilla, son fissata bene. Ma alle sei e venticinque il Sole ancora non si fa vedere! Non credo che resterò sveglia a lungo».

«Neppure io», disse la Stella Polare sbadigliando.

«Se il Sole è rimasto addormentato, peggio per lui! – disse la stella Sirio –. Noi la nostra parte l’abbiamo fatta, andiamocene a dormire, sorelle!».

«Sì, sì, andiamocene a dormire!», dissero piagnucolando le altre stelle.

La Luna aveva il suo bel daffare, per cercare di calmarle: «Anch’io mi sento cascare dal sonno, ma non possiamo assolutamente permetterci di dormire, mie care! A noi è stato dato un ordine, che è quello di governare la notte, e non possiamo disobbedire».

La Luna era convinta di quello che diceva anche se, lei per prima, non sapeva quanto ancora avrebbe resistito a tenere gli occhi aperti.

Per fortuna una stella piccina, con un occhietto già chiuso, ebbe una brillante idea: «Luna, raccontaci una bella favola!».

Sì, una favola era proprio quello che ci voleva: la Luna, sarebbe rimasta sveglia, per raccontarla e le stelle, per ascoltarla, non si sarebbero addormentate. La Luna raccontò allora la favola più bella che conosceva. Bella perché vera.

Raccontò di quando il nero nulla era dappertutto e di come da quel nero vuoto il Creatore trasse ogni cosa, con la potenza della sua Parola. Con commozione, la Luna rievocò l’istante in cui ella stessa, pallida e lieta, uscì dalle mani del Creatore, che la fissò sulla volta del cielo. E di come trasalì di gioia quando egli le diede come compagne le chiare stelle affinché la notte fosse meno scura. Ma la creatura più bella di tutto il cielo restava il Sole che, nel suo splendore, rifletteva il volto del Creatore. Indicando la Terra, avvolta in un manto tenebroso, e gli uomini, profondamente addormentati, la Luna disse ancora che il Sole è vita e che, con lui, la vita torna sulla Terra, ogni giorno. E, mentre raccontava, la Luna comprese che dal cuore di tutto l’universo doveva sgorgare una preghiera al Creatore affinché “ricreasse” di nuovo, come ogni mattino, il Sole e, con esso, la vita.

Intanto, sulla Terra, il signor Emidio e la signora Maura (e con loro moltissimi altri uomini) avevano fatto un sogno, in tutto e per tutto simile al racconto della Luna.

Allora si svegliarono e, dal loro animo, sgorgò una preghiera che toccò il cuore del Creatore il quale levò il drappo scuro in cui aveva avvolto il Sole.

E il Sole tornò a sfolgorare in cielo e sulla Terra, da tutti accolto quel giorno con stupore grato.

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