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In profondità > Chiesa

Il Sinodo in carcere

di Vittoria Terenzi

- Fonte: Città Nuova

“Liberi nell’arte” è l’iniziativa, pensata per i carcerati in occasione del Sinodo 2018, che è stata presentata il 1° ottobre presso la Sala Marconi di Palazzo Pio a Roma.

Un progetto che ha l’obiettivo di investire e scommettere sui giovani nelle carceri, cercando di favorire la cultura del reinserimento e dell’integrazione sociale attraverso l’arte. È stato ispirato dalle parole pronunciate da papa Francesco durante l’incontro con i detenuti della Casa circondariale di Isernia, il 5 luglio del 2014: «Tutti sappiamo che quando l’acqua sta ferma marcisce. C’è un detto in spagnolo che dice: “L’acqua ferma è la prima a corrompersi”. Non stare fermi. Dobbiamo camminare, fare un passo ogni giorno, con l’aiuto del Signore».

Se la finalità di un Sinodo dedicato ai giovani è quella di ascoltarli e tentare di comprendere i loro desideri, tale progetto consente di guardare a tutto tondo il mondo giovanile, cercando di dare voce alle speranze dei detenuti. «Con il Sinodo, la Chiesa vuole interrogarsi su cosa i detenuti chiedono alla comunità ecclesiale», ha detto nel corso della conferenza stampa don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri. «Una Chiesa in uscita deve entrare nelle carceri» e il Sinodo «è anche per chi è fuori dal recinto della Chiesa ed è alla ricerca del vero volto di Dio».

Promosso dal mondo della stampa cattolica – Ucsi Molise – in collaborazione con Vatican News, Sky Arte, ministero della Giustizia e Ispettorato generale dei Cappellani, “Liberi nell’arte” coinvolgerà i detenuti delle quattro strutture carcerarie del Lazio – I.P.M. Casal del Marmo, Casa circondariale femminile di Rebibbia, Casa circondariale di Regina Coeli, Casa di reclusione di Paliano. A partire dal 6 ottobre, sono previsti quattro momenti artistici. Si inizierà con l’Istituto penale per minorenni Casal del Marmo, con un collegamento dall’Aula Paolo VI in occasione dell’incontro dei giovani con i padri sinodali alla presenza del papa. Il 18 ottobre, nel carcere femminile di Rebibbia, sarà proiettato, in collaborazione con Sky, il film “Michelangelo Infinito” con la partecipazione dell’attore Enrico Lo Verso e del direttore artistico Cosetta Lagani. Il 19 ottobre a Casal del Marmo si terrà la presentazione dello show “Giudizio universale, Michelangelo and the secrets of the Sistine Chapel”, mentre il 20 la casa circondariale “Regina Coeli” ospiterà lo spettacolo delle DIV4S – Italian Sopranos, condotto da Lorena Bianchetti. Infine, il 25 ottobre presso la casa di reclusione di Paliano, sarà proiettato “Caravaggio l’anima e il sangue” alla presenza di Emanuele Marigliano, interprete del film, del direttore artistico Lagani e del regista Jesus Garces Lambert.

“Liberi nell’arte” prevede anche l’istituzione di tre borse lavoro e due borse di studio finalizzate al reinserimento dei detenuti. Si tratta, ha sottolineato don Grimaldi, «di un messaggio forte a coloro che hanno la possibilità di fare una scelta coraggiosa perché non abbiano paura di investire su questi giovani» che «portano in sé dei sogni che vorrebbero realizzare e hanno bisogno di qualcuno che scommetta su di loro, che sono fasce deboli». E rivolto al mondo dell’imprenditoria e dell’economia invita «ad avere il coraggio di investire su chi, per svariati motivi, ha sbagliato ed è in carcere».

Nel corso della conferenza stampa, Alfonso Cauteruccio, della Segreteria generale del Sinodo, ha ricordato: «La popolazione carceraria è una sfida per la Chiesa di oggi: non poteva mancare al Sinodo la voce di questi sofferenti». «Portare l’arte all’interno delle carceri permette di far arrivare la voce della comunità ecclesiale, attraverso la comunicazione universale dell’arte, che non ha confini e nessuno può fermare».

«Ciò che si fa non è un evento, ma la tappa di un percorso di iniziative», ha sottolineato mons. Dario Edoardo Viganò, assessore del Dicastero per la Comunicazione, auspicando che «le carceri siano il luogo dove mettere alla prova la fede cristiana, che è un’esperienza di misericordia e di speranza».

«L’idea – ha spiegato Davide Dionisi, del Dicastero per la comunicazione – è quella di far conoscere la sofferenza patita dietro le sbarre e superare l’equivoco che porta ad identificare la persona con il suo errore».

 

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