Il senso della vita

È tornato su Canale 5 il talk show di Paolo Bonolis, basato su incontri e foto-interviste a personaggi noti e gente comune.
Paolo Bonolis e Luca Laurenti

È tornato su Canale 5 Il senso della vita di Paolo Bonolis, un talk show basato su incontri e foto-interviste a personaggi noti e gente comune, con l’intento di interrogarsi insieme su quale sia, appunto, il senso della vita. Riflessioni intellettuali e ricerca di spessore etico si accompagnano a momenti più leggeri, con le incursioni di Luca Laurenti, il saxofonista Stefano Di Battista con il suo Quartet e il matematico Piergiorgio Odifreddi.

 

Con questa trasmissione, Canale 5 intende avvicinarsi al target di quei canali che, con tutti i limiti del caso, danno più spazio al ragionamento e agli argomenti di sostanza, in grado cioè di far crescere nei telespettatori la capacità critica rispetto alla realtà circostante.

 

Il tentativo sarebbe coraggioso, e in qualche caso Bonolis e la sua squadra hanno fatto centro: così è stato per l’intervista a Walter Bonatti, che ha raccontato la sua impresa sul K2, togliendosi dalle spalle una vergogna nazionale che gli pesava dal 1954 a causa della diffamazione dei compagni.

Ma questo, come altri momenti più interessanti, sono andati in onda molto tardi, lasciando alla fetta d’oro degli ascolti la parte più leggera.

 

In più Bonolis deve decidere cosa fare da grande: non è credibile che faccia il finto colto, usando un linguaggio forbito per i suoi sermoni, quando proprio lui è capace di ben altre performance di dubbio gusto.

E quanto succede da Bonolis diventa emblema di tutta Canale 5, che è oramai la casa degli scandaletti spacciati per dovere di cronaca, con un palinsesto diventato un grande reality a credibilità zero, dove Il senso della vita sta stretto anche perché il pubblico da questo canale si attende ben altro.

 

Gli ascolti sono in caduta libera – la trasmissione è stata perciò decurtata di due puntate – e ho la netta impressione che dietro l’ipocrisia del programma si nasconda un tentativo molto più pericoloso che porta, paradossalmente, a banalizzare anche quel poco che invece si potrebbe valorizzare. Non saranno Bonolis e le mediocrità di Odifreddi a far tornare il pubblico a pensare. C’è bisogno di altro.

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