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Cultura > Musica

Il sacro da Vivaldi a Nino Rota

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova


Il XII Festival internazionale di musica e arte sacra è nel suo pieno svolgimento. Chiuderà il 10 novembre nella basilica di San Paolo fuori le mura con la Nona Sinfonia di Beethoven

Basilica di San Paolo fuori le mura

Molto interessante è stato l’excursus che il Festival ha dedicato alle musiche sacre di Vivaldi il 2 novembre a san Giovanni in Laterano e all’oratorio di Nino Rota Mysterium il 4 a Santa Maria sopra Minerva.

Il Vivaldi gioioso e furioso dei Concerti brilla a tratti sia nel Credo per coro a 4 voci miste, nel Magnificat per due orchestre e nel Gloria per soli coro a 4 voci miste. Si tratta di tre brani superbi per freschezza di invenzione, facilità melodica e fantasia strumentale. Caratteristiche queste che Vivaldi immette nella sua musica strumentale con una fioritura eccezionale, ma trovarle qui, anche se temperate dalla funzione “sacra”, stupisce e fa gioire.

Anche perché ci sono momenti patetici – mai languidi – (Et incarnatus, Qui tollis peccata mundi…) che dimostrano l’anima di questo strano prete musicista, capace di commuoversi e di commuovere senza mai esagerare nell’enfasi. Il ritmo, la vivacità, la fantasia scoppiano nelle altre sezioni dei brani, ma qui Vivaldi ama indugiare nel pathos sincero, con delicatezze molto fini. Roberto Gabbiani, nonostante l’acustica imperfetta, ha diretto con slancio l’orchestra e il coro del romano Teatro dell’Opera.

Quando è toccato ai complessi del San Carlo di Napoli diretti da un entusiasta e giovane Giuseppe Grazioli, s’è avuta una doppia sorpresa: constatare la bellezza di suono dell’orchestra e poi la musica di Rota, complessa, possente, colta. Quattro voci soliste (Gianluca Buratto, bel basso; Rocio Ignacio, soprano dotato; Alessandro Liberatore, bravo tenore e la straordinaria, rugiadosa Marianna Pizzolato, contralto), un coro di voci bianche e il coro hanno eseguito una musica sorprendente, densa di ricordi novecenteschi, ma filtrati attraverso una sensibilità ritmica, una costruzione robusta drammatica, una aderenza ai testi di Giovanni e Paolo, e quindi una densità spirituale, che ha meravigliato. Un Rota altro musicista, homo novus dell’arte sacra, tutto da scoprire, assolutamente. Grande successo.

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