Il Romeo di Scamarcio

Pur tra evidenti acerbità l’occhialuto e romantico Romeo-Scamarcio se la cava.
Riccardo Scamarcio

Seppur protagonista, sulla scena è al pari degli altri. In questo Romeo e Giulietta, prevale il gioco di squadra. Al suo debutto teatrale Riccardo Scamarcio supera, in parte, la prova. Il palcoscenico incute timore, specie a chi si è sempre mosso davanti alla macchina da presa. Perché è nel contatto diretto col pubblico che si misura la bravura di un attore. Pur tra evidenti acerbità l’occhialuto e romantico Romeo-Scamarcio se la cava. A supportarlo è l’ensemble di eccellenti interpreti, il frate outsider di Filippo Dini, la balia ridanciana di Milvia Marigliano, il Mercuzio di Andrea Di Casa.

 

La meraviglia di questo allestimento divertente, dinamico, tridimensionale, ricco d’invenzioni (il ballo caotico dei Capuleti; l’incontro tra i due innamorati che si rimbalzano la luna creata dal cerchio di un occhio di bue, e, nella scena del balcone, rivolti al pubblico; il finale della tomba rievocato con tutti in scena), è la regia di Valerio Binasco. Non solo storia d’amore: tra commedia e tragedia, è vicenda di ultras d’oggi in un malato Nordest. Linguaggio, musiche, costumi spuri e scenografia – una degradata e rugginosa Verona – alludono al presente. Con tanto di statua finale della coppia fra peluche e lumicini deposti ai loro piedi. La Giulietta della turca Deniz Ozdogan è plausibile, ma, spesso, sfugge la comprensibilità delle parole. A tratti troppo urlate, negli altri.

 

Al Teatro Eliseo di Roma.

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