Il ritorno dell’ebreo

Teatro

È davvero tornato l’anziano ebreo che Marcello e Immacolata pensano di aver visto dallo spioncino della loro porta, al suono del campanello? Perché, se così è, come sono sicuri, dovranno restituirgli casa e negozi ritornando nella condizione di povertà in cui erano prima. Devono, infatti, la loro fortuna alle leggi razziali del 1938 quando molti ebrei, per evitare le confische, intestarono i propri beni a prestanome fidati nella speranza di riprenderseli alla fine del fascismo. Ma la deportazione impedì la restituzione. Ora colui creduto morto mette a repentaglio la sicurezza della coppia. Pur di mantenere l’ingiusto privilegio saranno capaci di efferatezze. E il finale si tingerà di noir.

L’ebreo di Gianni Clemente (autore pluri-rappresentato che spazia dall’indagine sociale a quella storica) con la regia di Enrico Maria Lamanna, è una pièce ben costruita, capace di scandagliare con maestria le bassezze dell’animo umano: l’avidità che diventa ossessione e conduce alla follia. Al tema storicamente drammatico, mescola intelligentemente comico e grottesco, grazie anche a un romanesco vivace, e a una dose di suspence che lo tinge di giallo. E Ornella Muti, al suo esordio teatrale, domina la scena con naturalezza, imprimendo alla sua Immacolata il graffio cinico e spregiudicato della popolana arricchita. Degni partner Emilio Bonucci e Pino Quartullo.

 

Al Valle di Roma e in tournée.

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