Il rimedio contro la senilità spirituale. La sfida di Giordani alle nuove generazioni

This article examines a period in the public life of the Italian politician and author Igino Giordani, with particular attention on his personality and the many activities in which he was engaged in the years prior to his meeting with Chiara Lubich. His meeting with the latter represented the beginning of profound transformations in the life and thought of Giordani. Lubich called him “Foco”, and he was a fundamental figure for the birth and development of the Work of Mary/Focolare Movement, to the extent that he can be considered its co-founder.

Ferito sul fronte durante la prima guerra mondiale, Igino Giordani completa gli studi universitari in lettere durante la degenza ospedaliera[1]. Si avvia poi all’attività lavorativa – di insegnante e di bibliotecario, ma anche di politico e giornalista – negli anni dell’immediato dopoguerra, «caratterizzati da un diffuso senso di incertezza, di provvisorietà, di sfiducia nell’avvenire e dunque di crisi»[2]. Quella stagione tragica – che rimetteva in discussione le premesse culturali del positivismo e dunque la capacità della scienza di garantire un eterno progresso[3] – appare gravata dall’ansia dell’impossibilità di cambiare il corso della storia, ma Giordani, con un’eroica consequenzialità tra fede e opere, manifesta di credere quanto il Concilio Vaticano II ha poi espresso con queste parole: «la legge fondamentale dell’umana perfezione, e perciò anche della trasformazione del mondo, è il nuovo comandamento della carità»[4].

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