Il restyling parte dal merito

Per la tv pubblica l’anno da poco iniziato si annuncia come l’inizio di quella che viene definita una “nuova stagione”.
Il consiglio direttivo della Rai

Per la tv pubblica l’anno da poco iniziato si annuncia come l’inizio di quella che viene definita una “nuova stagione”. Nuova non solo e non tanto nella tipologia dell’offerta – per il vero puntualmente aggiornata ‒ quanto piuttosto nei criteri che la fondano e danno corpo all’impalcatura. Nuova nelle leve che la muovono e negli obiettivi che ne orientano l’azione. Nuova nelle attese e nelle prospettive di chi a vario titolo vi lavora. È questo il frutto del percorso promosso dal “governo dei tecnici”, che – almeno negli auspici – intende realizzare un vero e proprio restyling della tv pubblica, per ridurre quelle che in molti considerano “distorsioni” ed avvicinarla sempre più al suo ruolo di servizio pubblico.

Un rinnovamento che ha preso le mosse dalla nomina di nuove figure di vertice, espressione di una classe di intellettuali e manager di certificata competenza, nonché “neutrali” rispetto al potere politico, che promettono una svolta nel segno dell’indipendenza, e – ha spiegato il premier Mario Monti annunciando le nomine ‒ offrono «sicurezza, tranquillità e orientamento alla vita dell’azienda e dell’istituzione Rai». Un rinnovamento sostenuto anche dall’introduzione di «nuove modalità di governance, che – è l’auspicio del presidente del Consiglio ‒ daranno frutti in termini qualitativi, di economia aziendale e di una più propria divisione dei ruoli fra politica e azienda».

Si parte dunque dalla cima per rivitalizzare la struttura, con una linfa che porti a maturare i frutti da più parti invocati. L’avvento dei nuovi vertici dice anzitutto che la stagione dei clientelismi, e della cosiddetta “lottizzazione della Rai”, lascia il passo a quella del merito, che premia la professionalità e assicura all’azienda un contributo e prodotti “di qualità”. È la premessa per promuovere inoltre quel pluralismo dell’informazione che negli ultimi anni è stato spesso vittima di interessi di parte. Se la ricetta funzionerà è presto per dirlo, ammette lo stesso Monti. Ci piace pensare che il buon giorno si vede dal mattino.
 
 
WEB SENZA CONFINI
Il network delle imprenditrici europee
È dedicato alle imprenditrici italiane e d’Europa e nasce per sviluppare business, trovare contatti utili alla propria azienda, scambiarsi online pareri ed esperienze. È il sito www.femaleproject.eu ideato nell’ambito del Lifelong learning programme, gestito da un consorzio di organizzazioni di Italia, Inghilterra, Olanda, Malta e Cipro, e realizzato a Catania. Sono oltre duecento le donne che ad oggi utilizzano il portale, dotato di social network e di percorsi di e-learnig.
 
PATOLOGIE DELL’ERA DIGITALE
L’Information overload si vince “vis à vis”
Si sa, dopo settimane di vacanza il ritorno a lavoro può essere traumatico. Non solo per la nostalgia dei bei lidi o dei colli, ma perché talvolta sedersi alla scrivania significa veder salire i livelli di stress. Il perché lo spiega una ricercatrice francese – tale Caroline Sauvajol-Rialland dell’Università Cattolica di Lovanio – che parla di sovraccarico da informazioni e punta il dito contro l’utilizzo della posta elettronica. Secondo la docente, l’email suscita ansia, frustrazione e un senso di impotenza in coloro che non riescono a seguirne il flusso continuo. Al riguardo, l’Osservatorio sulla responsabilità sociale delle imprese d’oltremanica riferisce che il 56 per cento degli utenti trascorre oltre due ore al giorno ad amministrare il suo account; il 38 per cento riceve oltre 100 messaggi al giorno; il 65 per cento guarda l’email ogni ora, anche se sono in molti a sbirciare ogni cinque minuti. Ad aumentare lo stress c’è poi la rapidità tipica delle comunicazioni online: secondo il Centro nazionale francese di ricerca scientifica, l’80 per cento degli intervistati ritiene che i mezzi elettronici aumentano la quantità di informazioni da trattare in tempi sempre più brevi. Una soluzione però c’è: basta staccare la spina ogni tanto e privilegiare le comunicazioni faccia a faccia. Anche in azienda.

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