Il ragazzo del Tagliamento

Amedeo Giacomini, poeta e narratore friulano, nato a Varmo nel 1939, è considerato in Italia uno dei più importanti poeti dialettali. Per la sua opera, reperibile in Antologia privata presso Mobydick di Faenza, ha ricevuto nel 1988 il prestigioso premio Nonino. Con le edizioni Santi Quaranta ha edito quattro opere di narrativa tra le quali Andar per uccelli (2000) e Il giardiniere di Villa Manin (2004). L’ultimo suo romanzo, Il ragazzo del Tagliamento, sempre per le edizioni Santi Quaranta, viene oggi pubblicato postumo, ad un anno dalla sua morte. Un libro nel quale più che altrove Giacomini adombra ed allude a molta parte della sua esperienza di scrittore, e delinea in modo più esplicito la sua poetica. In una sorta di accorata e coinvolgente confessione, l’io narrante, una delle tante maschere di cui lo scrittore si riveste, riprende in mano la sua vita, dispersa in tanti rivoli dallo sbocco incerto, e cerca di comprendere le possibili ragioni dell’infelicità presente. Il mio paese era il luogo abitato forse più antico della nostra Bassa… La vita vi era lenta, uniforme, immodificabile, dove il presente assomigliava al passato, dove tutto scorreva in modo sempre uguale, alle prese con gli umori delle stagioni, con i gastaldi, feroci guardiani delle colture, e i debiti mai risoluti con i fattori. Inizia così la storia di Daniele, figlio di poveri contadini che manifesta, fin dai primi anni di scuola, una propensione per gli studi. Dopo la precoce morte del padre, fuggendo da una madre rude e poco amorevole, egli sperimenta evasioni confortanti nella natura, dove si accompagna felicemente a Pietro, un vecchio uccellatore che lo inizia alla magia e allo splendore della caccia nelle sue terre ricche di humus e visioni. Poi la scoperta inattesa e bruciante: la parola poteva farsi racconto, poesia e il suo animo, piagato dalle incomprensioni familiari, trovare così lenimento. Improvvisamente un giorno (avevo sì e no sedici anni) decisi di… trovare qualcuno più grande di me – non un insegnante comunque – che, leggendomi, mi dimostrasse che quanto tenevo stretto con indicibile ansia nei quaderni non fosse lo scarabocchiare di un adolescente presuntuoso. Una strada nuova e imprevista si apre per il giovane che si lascia alle spalle – non senza sofferenza – le radici contadine, la sua passione per gli uccelli e per le boschine del Tamaresco, affluente del Tagliamento. In città, dove è ospite del fratello maggiore, l’incontro con Carlo, un giovane artista dell’ambiente bene, gli spalanca l’ingresso in un mondo a lungo sognato. È l’inizio di un tormentato itinerario spirituale e artistico, segnato da un continuo richiamo di quel grembo da cui è scappato e che gli ridesta sempre valori e speranze. Perché allora lo aveva abbandonato? Forse solo per prendere le distanze da una vita gretta e senza prospettive, che puntava esclusivamente al denaro. Proprio nella sua terra, un giorno, la sorpresa sconvolgente e amara del dissesto ambientale che accompagna l’esplosione del nascente boom economico: Ogni piazzola occupata, a sera, da idrovore e caterpillar pronti per gli scassi, per i livellamenti, per la formazione di un lungo canale che, raccogliendo le rogge nate dalle olle e dai ruscelli, capricciosamente vaganti fuori della palude, li convogliasse nel fiume. È un dolore che lo accompagnerà per il resto dei suoi giorni. Continua con successo gli studi in città dove si ritrova improvvisamente solo: i suoi amici artisti, uno alla volta, sono andati via cercando la propria affermazione in altre città, in altre nazioni. In questa solitudine un’urgenza nuova e impetuosa: volersi rapportare con il sesso femminile; un’urgenza che, prima di approdare ad una relazione stabile con una ragazza, lo porta nel mondo degradato della prostituzione. Cinzia, studentessa dalla solare freschezza, irrompe nella sua vita come una primavera a lungo sperata. E lui, quasi a voler godere quel bene tutto e subito, forza i tempi e le situazioni, incrinando la genuinità del suo sentimento e quello di Cinzia. La loro relazione presto diventa conflittuale: da primavera così fulgida si trasforma in un autunno incerto e privo di prospettive. A Daniele non resta che immergersi negli studi universitari, nei concorsi letterari dove raccoglie lusinghieri consensi. La tesi di laurea sarà in storia dell’arte, per il prodigioso ritrovamento, nella sua terra d’origine, degli affreschi del pittore quattrocentesco Antonio da Firenze, mentre ripetuto si fa il richiamo delle sue brumose terre, di Pietro nell’uccellagione e dei ricordi legati all’infanzia. In perenne conflitto con sé stesso e con il mondo, Daniele non riesce a trovare un punto fermo e solido, una pace stabile del cuore: è un interiore combattimento che, mentre lo esalta e lo ispira, lo precipita, subito dopo, nello scoraggiamento e nella delusione. Infine, imprevista e devastante, l’alluvione del ’66 distrugge conquiste, ricerche e speranze. Bisogna ricominciare daccapo, sgomberare il terreno dai troppi detriti. Riuscirà a risalire la china? Mi guardai intorno con l’ansia dolorosa del prigioniero, del piccolo uomo che cerchi conforto per la propria insicurezza…desideravo adesso soltanto fuggire, non sapevo come e dove, ma fuggire…. Si intuisce che questa fuga non è un definitivo soccombere, ma solo l’estremo tentativo di voltar pagina, per rinascere altrove. Con un linguaggio fascinoso, scandito dal ritmo di una mai domata ricerca esistenziale, nel sapiente dosaggio tra interiorità e vicenda storica, Giacomini ci ha lasciato un romanzo forte e di respiro universale, estremamente simbolico nel coinvolgente e godibile realismo della vicenda, la quale assume, nella sua complessa e mai definita evoluzione, i connotati emblematici di una condizione giovanile inquieta e smarrita, proprio lì dove la società ha posto il benessere al centro delle proprie scelte. Di qui la ricerca di senso mai definitiva, il disperato e necessario bisogno dell’arte nella costruzione della propria personalità, ossia di un amore forte per la bellezza che possa recuperare anche il rapporto con gli altri su un piano di consapevolezza e responsabilità.

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