Il portiere delle grotte – Geotritone

Èconosciuto soltanto tra gli addetti ai lavori, ma per trovarlo non occorre essere speleologi. Gli antri oscuri delle profondità abissali non sono infatti il suo l’habitat ideale, preferisce il confine, la porta, o meglio, il punto di passaggio per l’entrata in grotta. Ed è proprio lì, né troppo dentro, né troppo fuori che il geotritone, usciere per professione… naturale, stabilisce la sua dimora. Ma come mai un luogo così curioso per una lucertolina apparentemente simile a tante altre? Proprio tale scelta singolare è frutto delle sue straordinarie peculiarità. Il geotritone non è infatti una lucertola, ma un anfibio (vertebrato legato all’acqua più simile alle rane e ai tritoni per intenderci). A differenza di questi, però, l’acqua per lui non è più vitale, anzi è un elemento abbandonato da tempo. Riesce a compiere infatti l’intero ciclo riproduttivo all’asciutto, caso unico per gli anfibi italiani. Nonostante ciò, polmoni, trachea e faringe, tipici della vita aerea, sono diventati anch’essi biologicamente inopportuni, sostituiti con una respirazione operata direttamente dalla pelle e dalla mucosa boccale. Le dita delle zampe sono stranamente palmate, altra unicità per la specie; ma ciò non serve per il nuoto o la vita acquatica, consente altresì l’arrampicamento sulle pareti verticali più viscide e scivolose, permettendogli di appostarsi nelle nicchie più impensate. Il geotritone possiede inoltre una lingua lunga e vischiosa, capace di estroflessione fulminea, per carpire le prede in vicinanza. La colorazione del corpo è variabile e mimetica, legata in genere alle tonalità della superficie frequentata. Gli occhi infine sono grandi e spropositati rispetto alle dimensioni corporee e adattati alla visione con scarsissima luminosità. Tutto questo per fare il portiere… di notte, sotto le stelle, o meglio all’ombra delle nuvole. Ed è proprio nelle umide serate preferibilmente nebbiose e piovigginose con umidità oltre l’80 per cento e temperature non superiori ai 17 gradi, che il geotritone lascia le fessure e gli interstizi del terreno, in grado di garantire negli altri momenti i parametri termici e igrometrici necessari, per portarsi a guardia delle zone di margine di antri e caverne, per la caccia di piccole prede e per svolgere tutti gli adempimenti che il ciclo vitale richiede. Da qui il fascino di questo semisconosciuto, discreto e misterioso usciere notturno, ma dagli adattamenti così singolari che ne fanno una delle meraviglie degli ambienti di confine, prossimi alle grotte. IL GEOTRITONE È un anfibio appartenente all’ordine degli urodeli, come le salamandre e i tritoni. In Europa è diffuso soltanto in Italia e nel sud-est della Francia. Il resto delle più di 200 specie attualmente conosciute è tipico del continente americano. Del geotritone sono state di recente identificate sette specie, quasi tutte endemiche italiane, di cui quattro diffuse in Sardegna e tre nella penisola. Vive in ambienti troglofili, zone in altre parole a contatto delle grotte o di passaggio sotterraneo. L’adulto ha una lunghezza di circa 10-11 centimetri e pesa 4-5 grammi. La colorazione è molto variabile, dal verde-bruno marmorizzato al grigio, al rosso, al nero. La femmina una volta deposte, custodisce le uova (8-10) senza mai abbandonarle, acciambellandosi sopra in vere e proprie cure parentali. Tale attaccamento è protratto fino alla schiusa che pare avvenga dopo ben 10-12 mesi. Questo periodo viene trascorso probabilmente senza toccare cibo. I piccoli nascono già metamorfosati, cioè con la struttura da adulto, lunghi quasi 2 centimetri e del peso di 1-2 decimi di grammo! Si nutre di insetti, ragni, molluschi e tutto ciò di commestibile che giunge alle porte della grotta. Le popolazioni italiane delle varie specie sono probabilmente più abbondanti di quanto attualmente conosciuto. I geotritoni per i ristretti areali di distribuzione sono inseriti nelle liste di particolare interesse e tutela dell’Unione europea.

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