Il Paraguay cambia colore

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Un giorno potrò vivere in un Paraguay senza questa povertà, corruzione e disuguaglianza?, si chiedeva un giovane, poco prima delle elezioni presidenziali. Il venerdì precedente la domenica elettorale, ricevo la notizia di una riunione informale di politici appartenenti a diversi partiti. La motivazione che li convocava è sorprendente: rinnovare l’impegno assunto di vivere la fraternità in politica, al di là degli interessi di partito e degli stessi risultati elettorali. Sembra un sogno, eppure è solo un segno di quanto sarebbe venuto dopo. La situazione socio-economica che sta attraversando questo poco conosciuto Paese sudamericano, con più di sei milioni di abitanti, arrivato a questo appuntamento elettorale con metà della popolazione al di sotto della soglia di povertà, è alquanto difficile. Pochi osavano immaginare un cambiamento, abituati agli abusi e all’altissima corruzione a tutti i livelli, conseguenze dell’egemonia di un unico partito al potere per tanti anni: periodo che include la lunga dittatura di Alfredo Stroessner. Il risultato delle recenti elezioni era dunque assolutamente inatteso, pur se tanto desiderato. Perciò si può parlare di una giornata davvero storica. L’atmosfera che ha prevalso in tanti seggi elettorali è stata costruttiva: né minacce, né violenze e neppure brogli, salvo qualche eccezione. Il 66 per cento degli elettori registrati si sono recati alle urne, alcuni facendo oltre trenta chilometri a cavallo, come nel caso di alcuni abitanti del chaco paraguaiano. Altra sorpresa: il tempestivo annuncio dei risultati che, seppur inferiori a quelli raccolti dai sondaggi, dichiaravano la netta vittoria dell’opposizione. Anche l’immediato riconoscimento da parte dei perdenti, come ha fatto con dignità la candidata del partito al governo, Blanca Ovelar, prima donna candidata alla presidenza in un Paese politicamente maschilista. Ha vinto dunque la Alianza patriòtica para el cambio, guidata da Fernando Lugo (57 anni, ex vescovo di San Pedro, una delle diocesi più povere del Paese), con il 41 per cento dei voti, superando di ben dieci punti la candidata per il partito al governo. Durante la campagna elettorale, Lugo aveva visitato ogni angolo del Paese. Da queste osservazioni è nato un documento, Il dolore del popolo, servito da base per il suo programma di governo. I risultati di oggi dimostrano che i piccoli possono anche vincere, ha detto nella sua prima dichiarazione pubblica. Buono il lavoro delle istituzioni elettorali. E, senz’altro, quello dei cinque partiti politici e delle ventuno organizzazioni della società civile che accompagnano Lugo, nonché dei numerosi osservatori internazionali, un po’ sconcertati da certe irregolarità. Va osservato che, pur essendo uno dei Paesi economicamente più arretrati della regione, il Paraguay ha una sua importanza geopolitica: in primo luogo, perché confina con la Bolivia e i suoi importanti giacimenti di gas naturale, e anche perché – purtroppo – è sulla via della droga verso l’Europa e gli Usa. Inoltre, gran parte del suo territorio è situato su una delle più grandi riserve di acqua dolce del pianeta: la falda acquifera Guaraní. A sua volta, condivide con il Brasile Itaipú, la più grande centrale idroelettrica del mondo. Il trattato bilaterale, firmato quando ancora nella regione erano al governo le dittature, non ha avvantaggiato il Paraguay, e proprio questo è uno dei grandi temi che dovrà affrontare il presidente eletto. Insomma, una situazione estremamente complessa attende il neopresidente che prenderà il potere il 15 agosto, festa dell’Assunta, come vuole la tradizione. Il Paese è sommerso dalla corruzione e dalla povertà, con un alto grado di analfabetismo e una situazione critica nella sanità; un alto tasso di emigrazione per mancanza di lavoro – specie dei giovani -, la riforma agraria che si vorrebbe finalmente portare avanti nonostante il forte rifiuto dei latifondisti, per citare solo alcuni fronti aperti. Lugo dovrà governare con una coalizione di partiti e movimenti sociali molto diversi fra loro, tra i quali solo il tradizionale Partido liberal radical auténtico (di centro- destra, di cui fa parte Federico Franco, il vice-presidente eletto) sarà rappresentato nel nuovo Parlamento. Come se ciò non bastasse, si prevede una tenace opposizione del Partito colorado, che, insieme ai voti ottenuti dall’ex generale golpista Lino Oviedo (nientemeno che il 22 per cento dei consensi!), manterrebbe la maggioranza nel nuovo parlamento. Infine, c’è da considerare l’originale posizione del vescovo Fernando Lugo. Su questo punto la Chiesa ha dichiarato che rifletterà e approfondirà con la calma la soluzione migliore, dal punto di vista canonico. Può suonare strano agli europei immaginare un governo in maggioranza di centro-destra guidato da un uomo che – pur non identificandosi con la sinistra – vuol privilegiare gli ultimi, i più emarginati. Ma nel Paraguay tutto è possibile , il meglio e anche il suo contrario. Si spera che questa volta venga fuori il meglio per il Paese guaraní.

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