Il papa: La Chiesa non vuole offerte frutto del sangue

"Il popolo di Dio non ha bisogno di soldi sporchi, ma di cuori aperti alla misericordia". Non usa un linguaggio delicato, Francesco, nel denunciare gli sfruttatori. Nel gridare: no alla religione degli ipocriti, sì alla scelta preferenziale per i poveri
San Pietro_AnsaFoto

Non è la prima volta che Francesco afferma di non voler accettare il “denaro sporco” come donazione alla Chiesa, ma questa volta l'ha gridato. Durante l'udienza di mercoledì 2 marzo, dedicata alla misericordia e alla conversione, ha commentato un testo di Isaia, nel quale Dio si rivolge “affettuosamente e amaramente” al suo popolo, rifiutando le sue feste religiose e i suoi sacrifici.

 

E ha fatto – a braccio – un'applicazione sorprendente, che vale la pena riportare integralmente: «Ma io penso ad alcuni benefattori della Chiesa che vengono con l'offerta – "Prenda per la Chiesa questa offerta" – frutto del sangue di tanta gente sfruttata, maltrattata, schiavizzata con il lavoro malpagato! Io dirò a questa gente: "Per favore, portati indietro il tuo assegno, brucialo". Il popolo di Dio, cioè la Chiesa, non ha bisogno di soldi sporchi, ha bisogno di cuori aperti alla misericordia di Dio».

 

È uno dei temi ricorrenti in Francesco, probabilmente ispirato alla sua esperienza della Chiesa latino-americana, nella sua scelta preferenziale per i poveri, ma alle volte blandita dai ricchi e dai potenti. Ma più ancora provocato dalla sua fedeltà sine glossa alla Parola di Dio. Francesco, come il santo di cui ha preso il nome, non usa circondare la Parola di Dio di dotti commenti esegetici, che rischiano di racchiuderla in paludamenti soffocanti; va direttamente alla sostanza delle cose e lascia parlare Dio nell'oggi. Poteva usare un linguaggio più educato, riferirsi genericamente ai «peccatori», fare a meno di dare un pugno nello stomaco ad «alcuni benefattori». Invece no, li chiama per nome, scoprendo la loro religione ipocrita. Non fa altro che attualizzare quanto Isaia ha denunciato, in modo diretto.

 

Non voglio tentare di individuare chi si nasconde sotto quei «benefattori»: chi lo fosse, è invitato da Francesco a convertirsi, non praticando un «culto inutile», come lui afferma, ma esercitando la giustizia verso i poveri. Allo stesso tempo pare però che il papa metta in guardia la Chiesa, a tutti i livelli, a guardarsi bene dall'accettare «soldi sporchi». È una tentazione forte, che può presentarsi sotto le vesti del bene della Chiesa e della carità, mentre è un tradimento del Vangelo. E qualcuno ci casca. Sotto un altro punto di vista a me vengono in mente le lapidi e le targhette sui banchi delle chiese coi nomi dei benefattori. Leggendo il Vangelo, penso che Gesù ne avrebbe messa una sola col nome di quella vedova che aveva dato tutto.

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