Il papa e il Concilio

Nella sua visita lampo del 15 luglio a Frascati, Benedetto XVI è tornato a citare i documenti del Concilio Vaticano II con l’invito a leggerli per riscoprire la bellezza di essere cristiani.
La visita di Benedetto XVI a Frascati il 15 luglio

Insieme allo svizzero George Cottier, novantenne cardinale pro-teologo della Casa pontificia, agli italiani Luigi Bettazzi, 89 anni, già vescovo di Ivrea, Giovanni Canestri, 93 anni, arcivescovo emerito di Genova, Roberto Tucci, cardinale novantunenne già direttore generale della Radio vaticana, e pochi altri, papa Ratzinger è tra i pochi testimoni che hanno partecipato al Concilio Vaticano II. E si sente da come ne parla e da come lo ricorda. In una sua recente visita al centro dei missionari Verbiti a Nemi, Benedetto XVI ha evocato un episodio del Concilio vissuto 47 anni prima. «Ne avevo un ricordo bellissimo, forse il più bel ricordo di tutto il Concilio». Qui, infatti, il giovane teologo Ratzinger aveva partecipato dal 29 marzo al 3 aprile del 1965, a una Commissione conciliare di studio sulle missioni.

E ora, da papa, lo rammenta quasi sintetizzando il significato stesso della Chiesa come esperienza trinitaria: «E così è nato in quei giorni un decreto bello e buono, quasi accettato unanimemente da tutti i padri conciliari, e per me è anche un complemento molto buono della  Lumen Gentium, perché vi troviamo un’ecclesiologia trinitaria, che parte soprattutto dall’idea classica del bonum diffusivum sui, il bene che ha la necessità in sé di comunicarsi, di darsi: non può stare in sé stesso, la cosa buona, la bontà stessa essenzialmente è communicatio. E questo già appare nel mistero trinitario, all’interno di Dio, e si diffonde nella storia della salvezza e nella nostra necessità di dare ad altri il bene che abbiamo ricevuto».

Nella sua visita lampo del 15 luglio a Frascati, Benedetto XVI è tornato di nuovo a citare i documenti del Concilio con l’invito a leggerli per riscoprire la bellezza di essere cristiani, «di essere Chiesa, di vivere il grande “noi” che Gesù ha formato intorno a sé per evangelizzare il mondo». E l’invito del papa a leggere i documenti del Concilio (e il catechismo) non è stato casuale; la frase non era nel testo del discorso preparato, è stata improvvisata per dire, insomma, che il Concilio non è stato un incidente di percorso nella storia della Chiesa.

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