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In profondità > Chiesa cattolica

Il papa dal cuore aperto

di Redazioneweb

- Fonte: Città Nuova


Il 3 giugno del 1963 moriva Giovanni XXIII. Cinquant'anni dopo, lo ricordiamo con le parole con cui Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, salutò la sua elezione a pontefice. Dal libro Attualità di Città Nuova editrice

Papa Giovanni XXIII

«Finalmente udimmo l’habemus Papam e il nome tanto atteso: Roncalli. E qui avvenne il fenomeno. In uno, due, tre giorni, nella
Chiesa di Cristo tutto mutò. Non si capiva perché, ma quel nome, quel papa, inondò di gioia la stragrande maggioranza di persone d’ogni tipo. Vorremmo dire che se dalla morte di Pio XII sgorgò un pianto universale, la nomina di Giovanni XXIII provocò un’esplosione di gioia universale.

E sì che Roncalli c’era anche prima; era nella lista degli eminentissimi cardinali. Perché non ci eravamo accorti d’avere un simile tesoro? La risposta è questa: prima Roncalli non era papa. Ora lo è. E lo Spirito Santo, che l’ha investito per l’altissimo compito, è stato così anche l’ottimo consolatore universale. È lo Spirito Santo che illumina quelle doti, quegli aspetti della sua umanità, quella nuova bianca figura per cui ora – a parte il fatto che non sappiamo più che significhi per noi sentirci “orfani” – diciamo: «Ci voleva proprio lui. È lui che ha le qualità del dolce Cristo in terra. Di lui oggi il mondo aveva bisogno».

[…]


«In Giovanni XXIII è Gesù dal cuore aperto che, pieno di amore, dice ai suoi discepoli: «Figliolini miei, amatevi a vicenda». Ma siccome l’amore non è amore se non è forte, si presenta in Lui la facilità di scendere al concreto e all’immediato: Coepit facere et docere. È il papa capace di fare, con un amplesso universale dell’umanità e un amore particolare per ciascuno, della Chiesa una famiglia. In Giovanni XXIII si vedono doti così eccelse di umiltà, di semplicità, che possono turbare parecchia gente, quella che vive nell’inganno del superfluo o della forma, o nel gonfiore di una scienza che poco serve alla vita. In Lui Gesù desidera riunire in un solo ovile tutte le pecorelle, anche quelle che randagiano fuori, con quella “diplomazia”, dicono, ma con quella sapienza, vorremmo dire, che chiama col cuore, ammonisce, ordina, trova con estrema semplicità le vie del ritorno di coloro che stanno subendo le conseguenze di tristi eredità».

Da Attualità, Città Nuova editrice.

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