Il nuovo arcivescovo di Canterbury

Costruire ponti di unità. In concreto significa tre cose: ricucire in Europa le separazioni del passato in nome delle comuni radici cristiane, sanare le divisioni tra i cristiani e mettersi in dialogo con le culture contemporanee, condividendo “le gioie e le speranze ma anche i dolori e le angosce di questo tempo”. È l’augurio che il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, ha rivolto al reverendo Rowan Williams, in occasione del suo insediamento ufficiale quale 104° arcivescovo di Canterbury e primate della Comunione anglicana. “L’intronizzazione” – così è chiamata l’antica cerimonia che dà inizio ufficiale alla carica pubblica del nuovo arcivescovo – avviene al termine di un lungo iter procedurale. Il nome di Williams fu infatti annunciato lo scorso 23 luglio e la cattedra su cui si è seduto un anno dopo (il 27 febbraio a Canterbury) ha alle spalle un’antica storia di vita cristiana che risale ai tempi di sant’Agostino (monaco inviato da Gregorio Magno per annunciare il Vangelo nelle isole britanniche), di sant’Anselmo d’Aosta e di Thomas Becket. In tempi più recenti, quella stessa cattedra fu dell’arcivescovo Michael Ramsey, grande personaggio ecumenico che fu accolto a braccia aperte da papa Giovanni XXIII e di George Carey, che assieme a Giovanni Paolo II aprì la porta santa di San Paolo fuori le Mura in occasione del Giubileo. Un importante compito ecumenico attende anche Rowan Williams. Il nuovo arcivescovo ha comunque dimostrato di essere all’altezza della situazione: in questi tempi scossi da terribili venti di guerra, a più riprese, il primate della Comunione anglicana ha dichiarato di essere in profonda sintonia con gli appelli di pace pronunciati dal papa e dalle più alte autorità cristiane e religiose del mondo. Mettendosi in contrasto con la linea adottata dal primo ministro britannico Blair, ha dimostrato di essere dotato di grande coraggio. Tra i suoi primi atti pubblici spiccano una dichiarazione firmata insieme al cardinale cattolico Murphy-O’- Connor contro la guerra in Iraq e l’adesione alla giornata di preghiera e digiuno per la pace indetta dal papa il 5 marzo scorso. EBREI Incontro di dialogo Si era detto e letto da più parti che il dialogo tra cattolici ed ebrei risentiva in questo ultimo periodo di una certa difficoltà. Ma ecco che dalla sala stampa della Santa Sede giunge la notizia di un importante incontro di dialogo che si è tenuto a Grottaferrata (Roma) dal 23 al 27 febbraio tra una delegazione del Gran Rabbinato d’Israele e una delegazione della Commissione della Santa Sede per i rapporti con l’ebraismo. Al centro dei lavori – che avevano conosciuto una sessione preparatoria lo scorso anno a Gerusalemme – una riflessione su “come promuovere la pace, l’armonia e i valori religiosi nelle società contemporanee “. Nel comunicato congiunto diramato al termine dell’incontro, ebrei e cattolici ribadiscono la chiamata a proclamare insieme nel mondo la testimonianza dell’Unico Dio, rafforzando la testimonianza dei “valori religiosi comuni”. Tra questi, il valore “inviolabile” della vita umana. È così riecheggiato a Grottaferrata il messaggio che i leader religiosi lanciarono lo scorso anno ad Assisi. Ebrei e cattolici sono tornati a ribadire che la soppressione di qualsiasi vita umana “è un atto sacrilego” e che fare violenza agli altri in nome di Dio è “una profanazione della religione “. Da qui “la responsabilità ” dei leader religiosi a “educare” le comunità e i più giovani, al rispetto della “santità della vita umana”. “Noi tutti dovremmo unire le nostre energie per l’edificazione di un mondo migliore per la vita, la fraternità, la giustizia, la pace e l’amore fra tutti”. EUROPA Porte aperte al mondo Un’Europa dai confini aperti, pronta ad operare in stretta collaborazione con il resto del mondo e soprattutto con i paesi in via di sviluppo per la promozione e la crescita dei popoli. Per sconfiggere povertà ed esclusione ma soprattutto per abbattere il più possibile il gap che in questi ultimi decenni della storia umana si è creato tra i paesi ricchi e i paesi poveri. Su questa comune linea di azione si sono svolti – quasi in contemporanea e per iniziativa delle Chiese cattoliche – due incontri: il primo, a Lisbona, ha riunito i membri della Comece (Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea) e i rappresentanti del Secam (il Simposio che riunisce le Conferenze episcopali d’Africa e Madagascar). Il secondo incontro si è tenuto invece a Bogotà (Colombia) per iniziativa del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam). A Lisbona, i vescovi africani hanno chiesto ai paesi membri dell’Ue un impegno concreto per sconfiggere il problema del debito estero che schiaccia l’economia dei paesi più poveri dell’Africa. “Troppo tempo – si legge in un appello finale – è stato perduto in discussioni sterili, ora è il momento di agire con rapidità. L’Africa, vittima della marginalizzazione, vede a rischio la sua stessa sopravvivenza”. Anche a Bogotà, si è riflettuto sui problemi più urgenti nei diversi paesi dell’America latina: crisi economica, aumento della povertà e della disoccupazione, violenza, corruzione, violazione dei diritti umani, narcotraffico. Ma per mons Jorge Jimenez Carvajal, presidente del Celam, che era stato rapito dai guerriglieri colombiani lo scorso mese di novembre, c’è motivo per sperare: l’incontro con il Ccee – ha detto – ha aperto “una nuova e storica finestra di comunione e collaborazione “. SIRIA Terra di fede e di missioni “Ad Aleppo resterà di lei il ricordo più bello presso i suoi fedeli, musulmani e cristiani, mentre ci ripromettiamo che ella si farà promotore di una missione, impressa nel suo cuore e nella sua coscienza, che porterà in ogni tempo e in ogni luogo, dove spargerà i fiori dei suoi ricordi del popolo di Siria, terra di fede e di missione”. Firmato, il mufti della provincia di Aleppo Ahmad Badr-Ed-Din Hassun. Destinatario, il vescovo Armando Bortolaso. Così era scritto su una targa di riconoscenza consegnata dal mufti della città di Aleppo (nord-ovest della Siria), nel corso di un incontro da lui promosso per festeggiare, assieme ai capi religiosi della città, la festa musulmana del Fitr e quella cristiana del Natale. Un segno, la cena svoltasi nella moschea Ar-Rawda, di un clima interreligioso decisamente positivo e incoraggiante, specie di questi tempi. Ha scritto il quotidiano locale, Al-Jamahir: “È questo un segno dello spirito di solidarietà e di convivenza pacifica, che testimoniano al mondo che la Siria da tanti secoli è la patria dell’amore, della pace e della fratellanza, e la casa di chi lotta per questi ideali; e che da queste terre si sprigiona il profumo della tolleranza reciproca e dagli anfratti dei suoi monti la luce della fede che abita nelle menti e nelle anime dei suoi figli di una stessa famiglia, che credono in un solo creatore e in valori spirituali comuni”. Sono parole, queste, che sintetizzano bene il lavoro svolto dal vescovo Bortolaso, vicario apostolico dei Latini in Siria, che in questa occasione ha lasciato il suo incarico per raggiunti limiti di età. Intento a spargere i semi della fratellanza universale nel suo ministero, ha saputo rasserenare un clima in precedenza difficile, portando la città a essere un esempio di quella convivenza pacifica tra fedeli di religioni diverse tanto messa in discussione di questi tempi. (m.z.)

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