Il naso di Dante

Alla Galleria degli Uffizi presentato il restauro del ritratto del Poeta di Andrea del Castagno. In partenza per la grande mostra di Forlì
Dante

Quanto era brutto Dante. Arrabbiato – “sdegnoso” dicono i letterati -, di profilo, occhi grossi, mento pronunciato, e l’enorme naso aquilino. Vestito di una lunga tunica rossa (non era stato all’inferno?) o comunque scura, il libro in mano, la testa cinta di alloro e l’espressione tesa.

Così lo ha dipinto Luca Signorelli nel duomo di Orvieto a fine ‘400, così Raffaello ben due volte nelle Stanze Vaticane, così Michelangelo in una lunetta della Sistina e su per i secoli fino alla classica incisione nell’800 di Gustave Dorè. Cartoni, fumetti a parte, per la gente la faccia di Dante è questa. Genio immenso, carattere difficile, persona da prendere con le molle, o concentrata o che ti scruta dai monumenti di bronzo o di marmo nelle piazze italiane. Da evitare, insomma. Così, chissà quanti italiani conoscono qualcosa della Commedia (e non parliamo dei “nuovi politici”).

Un gran naso, dunque. Ma è davvero così? Sei mesi di lavoro da parte dell’Opificio delle Pietre dure di Firenze e l’affresco che Andrea del Castagno tra il 1447 e il 1449 nel ciclo degli “Uomini illustri” ha dipinto nella villa suburbana di Legnaia, è tornato nuovo. Era offuscato da macchie e ridipinture che avevano imbruttito e invecchiato il viso, scurito il colore tanto che l’affresco sembrava invece dipinto ad olio.

Ed ecco l’opera ringiovanita. La veste di rosa delicato (non più rossa), le maniche bianco-azzurre, la figura alta e leggera e il viso, splendido. È un uomo maturo – spuntano i capelli bianchi dalla cuffia – con la rasatura ombrata nel volto, le guance fresche, gli occhi penetranti, il naso sottile e aquilino ma non grifagno, la bocca fine. La faccia di una persona volitiva, intelligente che ha una sua bellezza ancor giovanile.

IL pittore certo si è ispirato a ritratti precedenti e più sicuri: quello di scuola giottesca nella cappella della Maddalena al Bargello fiorentino o quelli anonimi a Verona (Santa Anastasia) o a Firenze stessa (1336) nel Palazzo dei Giudici e dei Notai. Volti profilati, composti e sereni. Un Dante colto ma non distante, deciso ma maturato dalla sofferenza.

L’opera di Andrea ora emigrerà come protagonista della vasta rassegna Dante – La visione dell’arte” organizzata a Forlì– città dove il poeta ha soggiornato presso Scarpetta degli Ordelaffi – insieme a 50 lavori prestati dagli Uffizi. Poi soggiornerà anche nel comune di San Godenzo (Firenze) paese natale del pittore, dove Dante esiliato decise di non tornare più nella sua città.

Un restauro ben fatto, dunque. Ha sfatato la leggenda del naso più brutto della storia. Per chi volesse saperne di più, consiglio il testo “A riveder le stelle Le molte vite di Dante, Città Nuova, 2020, pp. 115-120.

 

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