Il mondo raccontato per immagini

Anche quest’anno a vincere il primo premio dei grandi reportage del fotogiornalismo internazionale, il World Press Photo, è un’immagine di guerra. Siamo nell’enclave talebana di Korengal Valley, teatro di violenti scontri in territorio afghano. Lo scatto del giovane inglese Tim Hetherington ritrae un soldato americano in un attimo di tregua, appoggiato alla parete del bunker nel momento in cui, spossato, si toglie il casco e si porta la mano sulla fronte. Quel gesto e quella postura esprimono tutta la stanchezza e la sfinitezza non solo di un uomo ma di una intera nazione, come ha detto il presidente della giuria Gary Knight nella motivazione del premio. A ribadire l’assurdità di qualsiasi guerra e in qualunque luogo del pianeta. Sono sempre loro, ancora loro, i fotoreporter, a costringerci con la forza dirompente dell’im- magine a fermare lo sguardo e la nostra coscienza ormai assuefatta alle tragedie del mondo, sulla sofferenza dimenticata dei conflitti bellici, e non solo. Un mestiere ad alto rischio quello del reporter in zona di guerra. Ed Hetherington l’ha vissuta dall’interno estraendo la sua macchina fotografica al posto delle armi. Il racconto giornalistico per immagini sta alla base del prestigioso premio che ogni anno seleziona migliaia di foto provenienti da tutto il mondo, inviate da fotografi professionisti, agenzie, quotidiani e riviste. Sono le immagini che hanno accompagnato e documentato gli avvenimenti più cruciali dell’anno, spaziando su diverse tematiche con la verità dello sguardo indagatore che sa aprirci squarci sul nostro mondo che, per quanto sempre più globalizzato, rimane a noi sconosciuto. Emblematici, in questo senso, gli scatti di Olivier Cullman che ha immortalato nei luoghi domestici più poveri e disparati, gente inerme davanti al televisore; o di Francesco Zizola, con un reportage per la rivista Internazionale dove mostra i diversi aspetti della violenza in Colombia; oppure di Jean Revillard che si è soffermato sulle capanne in mezzo ai boschi, rifugio di immigrati nella regione di Calais in Francia. Rimandano ai ritratti di un dipinto i bellissimi volti di donne afghane realizzate da Lana Slezic con una tecnica che utilizza il digitale e la vecchia camera ottica, per mostrarci un dramma ancora attuale che vivono le donne nonostante la cacciata dei talebani sei anni fa. Accanto ai temi più emblematici dell’attualità le altre sezioni – natura, scienza, arte e spettacolo, sport – ci sorprendono per l’originalità di situazioni che presentano. Dalla caccia al narvalo nei ghiacciai del Canada, agli artisti circensi in pensione in Polonia, al parco divertimenti in una delle tante località balneari della nostra Penisola nella luminosissima foto di Massimo Siragusa. La World Press Photo è inserita nel grande Festival della fotografia di Roma (prodotto da Zoneattive e Comune) che coinvolge vari luoghi della capitale con diverse mostre. Giunto alla sua settima edizione, col titolo Vedere la normalità. La fotografia racconta il quotidiano, quest’anno ha voluto puntare l’obiettivo sulla vita di ogni giorno in contrasto con la straordinarietà delle cronache che normalmente fanno più notizia. Sono scene di vita ordinaria in famiglia, sotto casa, nelle strade, tra la gente, nei paesaggi urbani, e fuori, dove scorre la nostra esistenza. Quella normale ed eccezionale allo stesso tempo, se sappiamo guardare. Perché nella fotografia – come dice un maestro quale è Gianni Berengo Gardin – le immagini si trasformano in uno strumento utile per aiutarci a vedere quello che prima non riuscivi a cogliere, a liberare l’occhio atrofizzato e andare così oltre la superficie della visione, oltre la stessa realtà. otoGrafia-Festival Internazionale di Roma. World Press Photo 08, al Museo in Trastevere, fino al 2 giugno (catalogo Contrasto).

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