Il mondo di Wagner

Gala Wagner. Roma, Accademia Nazionale Santa Cecilia.
Donald Runnicles

Una musica penetrante, seducente. Wagner ti vuole tutto per sé. Il suo mondo – del mito cavalleresco o nibelungico – trasfigura la storia in una riflessione di eternità. Come nell’Iliade omerica. In più, il senso romantico di un Nulla eterno, che tutto avvolge.
Bene ha fatto l’Accademia ceciliana, a quasi duecento anni dalla nascita di Wagner (1813), presentando i Wesendonck-lieder, cinque canti poetici per piano e soprano, l’Idillio di Sigfrido – estasi panica del creato – e il celebre Mormorio della foresta.
Una sensibilità estrema avvolge dei brani, dove la poesia della natura e dell’anima fibrilla in una orchestra dalle infinite rifrazioni solari. Per chiudere con alcune pagine dal Crepuscolo degli dei: epos di immensa tristezza. L’orchestra esplode in una catastrofe cosmica nella Marcia funebre di Sigfrido, squarcio di dolore apocalittico negli ottoni e nelle percussioni, e chiude fra spasimi nell’Olocausto di Brunilde, vittima d’amore e di morte. L’orchestra canta, grida, implora e si apre alla speranza – addirittura –, stringendo alla gola l’ascoltatore. Grazie alla direzione raffinata di Donald Runnicles e al canto perfetto del soprano Catherine Foster. Da qui, si apre la modernità in musica.

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