Il mese dell’ecumenismo

Gennaio. Iniziative e preghiere per arrivare all’unità dei cristiani.
Benedetto XVI e l'arcivescovo di Canterbury
Si celebra ogni anno dal 18 al 25 la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che impegna le diocesi e le comunità di tutte le confessioni cristiane presenti nel nostro territorio in una serie di iniziative promosse in quasi tutte le città d’Italia, in modo capillare e silenzioso. Quest’anno il tema della settimana è tratto dagli Atti: «Uniti nell’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nella preghiera». È stato proposto dalle Chiese di Gerusalemme per riscoprire i valori che tennero uniti i primi cristiani.

 

L’ecumenismo è diventato una necessità anche in Italia. La presenza di persone portatrici di tradizioni cristiane diverse dalla cattolica, è ormai un fatto. Secondo i dati Istat più recenti, sono presenti nel nostro Paese 4.235.059 stranieri: il gruppo di immigrati cristiani più numeroso è quello ortodosso (1.129.630).

Vale la pena interessarsi di ecumenismo. Perché nel porsi di fronte al fratello, le Chiese e le comunità ecclesiali danno il meglio di sé. Sono estroverse, fedeli all’impegno preso, vere nonostante il costo della verità. E che le Chiese siano chiamate ad uscire fuori da sé ce lo hanno ricordato lo scorso anno i 300 delegati di tutte le confessioni cristiane, a Edimburgo, ritrovatisi per celebrare il centenario della nascita del movimento ecumenico moderno. «Siamo chiamati – disse il pastore norvegese Olav Fykse Tveil, segretario generale del Consiglio mondiale delle Chiese – a fare insieme tutto ciò che possiamo, anche se ci sono punti di vista che ci separano».

 

L’ecumenismo è anche il luogo dove le diversità, oltre che fonte di ricchezza, si possono trasformare in ostacoli. Per questo chi si occupa di dialogo non deve temere il confronto (soprattutto per le questioni etiche) e attrezzarsi con motivazioni forti. In settembre, per esempio, il Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi ha approvato la benedizione di coppie dello stesso sesso. Una decisione che addolorò il vescovo cattolico di Pinerolo, mons. Debernardi, uno dei grandi protagonisti del dialogo con i valdesi. Ma questi disse subito, senza esitazione: «Questi fatti non ci scoraggiano, anzi ci spingono ad intensificare preghiera e impegno a servizio dell’ecumenismo».

 

Nel dialogo ecumenico, è così: la difficoltà non scoraggia perché tutti sanno che fa parte di una posta in gioco molto alta. Ce lo hanno dimostrato grandi figure dell’ecumenismo contemporaneo: il primo della lista è sicuramente l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, che non ha smesso un minuto di credere nel dialogo nonostante il contraccolpo sul piano delle relazioni ecumeniche provocato dalla pubblicazione della Costituzione apostolica Anglicanorum Coetibus. Un documento con cui il Vaticano ha avviato la creazione di un ordinariato speciale per accogliere quegli anglicani che da tempo richiedevano di poter entrare in comunione con la Chiesa cattolica. Lo scorso anno, Williams lo abbiamo trovato sempre pronto a dire una parola di chiarimento a nome degli anglicani, senza però mai chiudere la porta alla speranza.

Nella lista dei personaggi che hanno dato un tocco ecumenico al 2010, c’è sicuramente il card. Walter Kasper che, prima di lasciare lo scorso anno il dicastero vaticano per l’unità dei cristiani, ha voluto consegnare alle generazioni future un libro-raccolta sui frutti conseguiti nel dialogo tra la Chiesa cattolica e le Chiese della Riforma.

E infine, c’è mons. Eleuterio Fortino: un semplice di cuore, grande pensatore e amico di tanti, morto recentemente dopo una vita interamente dedicata al dialogo teologico con le Chiese ortodosse. Mons. Fortino ha insegnato che l’uomo di dialogo è colui che non perde mai la speranza.

 

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I “santi” della Riforma

 

Il musicista Johan Sebastian Bach, il teologo Dietrich Bonhoeffer e addirittura il poeta John Milton. Sono solo alcuni dei 341 “testimoni della fede” appartenenti alle Chiese nate dalla Riforma i cui profili sono ora contenuti in un’opera edita da Città Nuova: il dizionario Testimoni della fede nelle Chiese della Riforma. È un pregiudizio diffuso che il mondo protestante non “riconosca i santi”. In realtà l’eroismo della donazione radicale a Dio è fortemente sentito anche nelle Chiese luterane, anglicane, pentecostali, metodiste…

A curare il dizionario sono stati due teologi: il cattolico James Puglisi e il riformato Stefan Tobler, che fa anche parte del centro studi interdisciplinare Scuola Abbà dei Focolari. «Per le Chiese della Riforma – spiega Tobler – il concetto di santità è vicino al concetto biblico: è l’essere in Cristo nella fede. Credo che parecchie cose che si trovano nel libro possano essere una sorpresa per un cattolico, in particolare ciò che riguarda movimenti protestanti più recenti. Proprio questo elemento di sorpresa può, e noi speriamo che lo faccia, sollecitare delle domande, la curiosità a capire meglio, ad entrare in dialogo con queste realtà esistenti anche in Italia. Ma è anche una sfida per capire la ricchezza del lavoro di Dio nella storia dell’umanità».

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