Il Mercante di Ronconi

Teatro
Il vero protagonista de Il Mercante di Venezia di Shakespeare è l’ebreo Shylock. Ma non è lui il mercante. Bensì Antonio, che, per l’amico Bassanio, innamorato di Porzia, chiede tremila scudi in prestito all’usuraio del ghetto. Quest’ultimo, in caso di insolvenza, potrà tagliare una libbra della sua carne. Tuttavia Shylock non è un mostro come spesso lo si è rappresentato; e i cristiani della vicenda non sono esemplari eccellenti dell’umano genere.

L’ossessione della legge del profitto, del sentimento in vendita, sono la chiave registica di questo Mercante di Luca Ronconi che la scenografia di Margherita Palli traduce in incombenti pesi e contrappesi, bilance, forzieri, che escono da botole, calano dall’alto, scorrono su binari. Nelle tre azioni parallele della vicenda i contraddittori personaggi esprimono quello che Antonio dice nella battuta iniziale: «Io fatico a conoscere me stesso».

Ronconi evidenzia lo smarrimento dell’identità; però, nel dilatare i tempi e i toni della recitazione, le parole si disperdono nell’enorme, freddo palcoscenico. Ma lo Shylock di Fausto Russo Alesi, astioso, raggomitolato e dolente, un misto di frustrazione e spirito di vendetta, è un umiliato e offeso che vale da solo lo spettacolo.

 

Al Teatro Strehler di Milano, fino al 31/1.

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