Il Kirghizistan guarda al futuro

Da repubblica presidenziale a repubblica parlamentare, per ritrovare coesione sociale.
Kirghizistan

Ce l’hanno fatta i chirghisi a rimettere in piedi, in qualche modo, la legalità istituzionale, con il referendum che il 27 giugno ha spostato gran parte delle prerogative presidenziali della precedente carta al Parlamento. Più del 90 per cento dei votanti ha approvato la nuova Costituzione e ha dato alla premier Roza Otumbaieva la piena legittimità costituzionale per governare fino alle prossime elezioni legislative e presidenziali del 10 ottobre.

Il presidente russo Medvedev ha emesso qualche dubbio sulla tenuta di una siffatta repubblica. Esprime così i timori per una reale deriva, quella della degenerazione degli interessi di fazioni, etnie e tribù chirghise. Nella regione il tentativo è una première: in Turkmenistan, Tagikistan, Kazakistan e Uzbekistan, infatti, i presidenti sono tutti “forti”, se non addirittura “dittatoriali”.

I prossimi mesi diranno se l’attuale regime riuscirà a ricreare una convivenza sociale sufficiente, soprattutto nel Sud (nella foto, lo spoglio delle schede di un seggio di Osh), sconvolto da violenti scontri etnici, che trovano la loro origine nella meticolosa spartizione etnica di marca staliniana tra Paesi diversi nella Valle di Fergana.

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