Il Guardiano dll’intolleranza

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L’attualità dei testi di Harold Pinter rimbalza con forza ne Il guardiano. L’opera del ’59 del drammaturgo inglese può esser letta come un apologo sull’impossibilità della convivenza. In un’epoca dove l’emarginazione e l’intolleranza sono l’amaro argomento quotidiano, questo testo dalle nervature ironiche e disagevoli apre squarci sulla difficile ricerca della solidarietà. In un’angusta stanza Davies, un vecchio vagabondo con il cervello un po’ in disordine, viene accolto da Aston, collezionista di cianfrusaglie, introverso e mite. Scopriremo anche lui con difficoltà di mente per aver subìto una serie di elettroshock. Egli ha un fratello, l’esuberante Mick proprietario della mansarda e di altre fantomatiche stanze, d’irrefrenabile verbosità ogni volta che appare. Non si parlano mai. Ma il loro rapporto, inizialmente evanescente, si rivelerà via via compatto sin quasi all’identità. Al punto da espellere l’intruso Davies, il quale nel frattempo, rivelatosi stizzoso, bugiardo e pretenzioso, avrà cercato di mettere i fratelli l’uno contro l’altro per conquistarsi quello spazio vitale. Come nelle creature di Beckett, il rapporto dialogico fatto di un parlare quotidiano, rozzo, e apparentemente superficiale, svelerà crepe di desolazione umana, sì da istillare una certa pietà. A differenza di altre messinscene grige e monotone, quella della compagnia Krypton emerge per l’ironia e la leggerezza, pur nell’inquietante modulo pinteriano. In uno spazioprigione grondante oggetti, incorniciato da proiezioni video di continui smottamenti di ghiaia, vige una sopraffazione della lingua dai precisi connotati geografici: accento calabrese, milanese da yuppie con ascendenze meridionali, e neutro. Una prova entusiasmante per i tre interpreti, i fratelli Giancarlo e Fulvio Cauteruccio, e Giuseppe Savio: ciascuno con una intelligente e penetrante caratterizzazione che illumina di nuovo senso le derive dell’esercizio di dominio sull’altro. Il finale rimane sospeso. Come quell’emblematico secchio sotto il tetto gocciolante, del quale si chiedono ogni tanto come fare a svuotarlo quando si riempirà.

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