Il “Giro d’Italia” di Città nuova

¦ Milano era avvolta da un gran freddo anche ai primi di dicembre. E forse, per contrappasso, sembrava ancora più grande l’entusiasmo di quella quarantina di soggetti che non avevano pensato di meglio che trascorrere un’intera domenica per compiere un esercizio sempre più raro in questo nostro tempo: quello del riflettere insieme. Erano arrivati in rappresentanza di studenti universitari e docenti degli atenei ambrosiani, esponenti di vari settori della società civile e dell’impegno sociale. Con loro, artisti e politici, insieme a responsabili delle comunità del movimento presenti nella regione. Altrettanto a Catania, sotto le pendici innevate dell’Etna. Il vento freddo e la pioggia battente non avevano potuto nulla contro la determinazione di un gruppo che si era ritrovato per dare corpo ad un preciso progetto per la Sicilia orientale. Analoghi percorsi erano stati intrapresi a Cuneo e ad Ancona, a Palermo e a Padova, a Firenze e Napoli. E l’elenco potrebbe continuare. Cosa stava succedendo? L’intrigante proposta che in settembre era partita dalla redazione della rivista aveva sollecitato neuroni cerebrali ed energie psicofisiche. L’occasione dei 50 anni di Città nuova si prestava in modo egregio per compiere una ricognizione sulla vitalità e la presenza del movimento in rapporto alla città e al territorio circostante. Insomma, fare il punto, e farlo nell’ambito di un convegno. Non si sarebbe trattato tanto di mettere in sequenza iniziative ed operazioni in atto nei diversi ambiti. Piuttosto, di porre maggiormente in luce il complesso d’idee e di categorie culturali che muove mente e cuore delle persone toccate dalla spiritualità dell’unità. È nato infatti dal carisma di Chiara Lubich un modo peculiare di vivere il vangelo, da cui sgorgano dirette conseguenze civili e sociali, economiche e politiche, ecumeniche e interreligose. Indicativo il fatto che papa Wojtyla, di fronte ai temuti scontri di civiltà, avesse definito i focolarini apostoli del dialogo. Sin dagli anni Quaranta – e la globalizzazione era di là da venire -, la fondatrice dei Focolari aveva comunicato una modalità di pensiero e di condotta: guardare al mondo intero e operare nella propria città. Da qui, l’amore per la città e per la propria gente. Un amore ancora più sentito, ora che le nostre città sono diventata crocevia delle sfide di quest’epoca. Ecco, allora, che si va componendo un calendario d’appuntamenti lungo lo Stivale, di cui vi terremo informati. Saranno occasioni nuove e antiche – perché la presenza del movimento sul territorio ha radici e iniziative consolidate – per pensare come rendere nuova la città dell’uomo. Secondo i sociologi, solo le comunità creative, anche di dimensioni contenute, possono imprimere dinamiche innovative nella società post-moderna e globalizzata. Per i focolarini, sostenuti da una spiritualità comunitaria, è proprio il compito che hanno cercato di svolgere sinora, coscienti anche del valore civile e sociale delle azioni personali e collettive. Preceduto ogni volta da servizi giornalistici sulle città sedi di tali incontri culturali, prenderà avvio in marzo – Cuneo apre la strada – un vero e proprio Giro d’Italia di Città nuova. Sarà pure l’occasione felice per incontrare la redazione in qualche suo rappresentante. Il convegno della Chiesa italiana, che si terrà a Verona il prossimo ottobre, ha per tema la speranza. Una virtù di cui ha immediato bisogno la città. Gli appuntamenti con la rivista potrebbero fornire, al riguardo, un peculiare contributo.

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