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Italia > Società

Il gioco legale che fa male

di Silvano Gianti

- Fonte: Città Nuova


Un percorso sui rischi delle dipendenze da gioco in un istituto tecnico-commerciale a Cuneo per evitare che i ragazzi diventino potenziali scommettitori

Manifestazione Slot Mob

Manuela Maroglio è un'insegnante di materie giuridiche ed economiche all’istituto tecnico-commerciale Bonelli di Cuneo. Da alcuni anni – racconta – «con i colleghi condivido la preoccupazione che i nostri ragazzi possano cadere nella trappola del gioco». La professoressa abita in un quartiere bene della città, nelle vicinanze di una sala giochi, e ogni giorno assiste «al via vai di scommettitori».

Così, preoccupata di questo brutto andazzo, decide di affrontare in modo concreto in aula la problematica del gioco d’azzardo, nell’ambito dell’Educazione alla cittadinanza. Tenta di fare con i ragazzi un’analisi critica del problema e delle norme vigenti in Italia, partendo dal presupposto che pur essendo un’attività permessa dal nostro ordinamento giuridico, le conseguenze talvolta possono essere disastrose. Da questo lavoro nasce un progetto con un titolo importante: “Il legale che fa male.

È iniziato così, lo scorso anno, un percorso che continua tutt’ora con i ragazzi della 5ª C, supportato dall’esperienza dei volontari dell’associazione Libera, che lo hanno arricchito con il racconto di esperienze reali. Sono stati analizzati i possibili danni ai cittadini e allo Stato, viste le ingenti spese che lo stesso deve sostenere per interventi sociali e sanitari per i crescenti casi di dipendenza patologica da gioco. Si è parlato a lungo con gli alunni anche del rischio di riciclaggio di denaro, provenienza illecita e criminalità organizzata.

Naturalmente l’argomento ha suscitato notevole interesse e gli alunni hanno cercato di proporre soluzioni per arginare il fenomeno. Come quella di diminuire il numero di slot machine in bar e centri commerciali, premiando gli esercenti che le rifiutano; creare una card identificativa di accesso limitato alle giocate, con tetto massimo di perdita mensile (rilasciata da enti pubblici ai maggiori di 21 anni); eliminazione delle slot con bancomat e case da gioco non in prossimità del centro abitato.

È stato così raggiunto, anche con la produzione di materiale informativo, lo scopo di indurre i giovani a riflettere sul significato, ma anche sugli effetti, delle norme. E molto interessanti sono state le loro conclusioni: «L’insegnante ci educa al rispetto delle regole, ma ciò non equivale a condivisione incondizionata del principio. Non sempre ciò che è permesso dalla legge è bene per il singolo e per la collettività», dice Nicola. E Greta: «Ci auguriamo che l’informazione serva da deterrente, per evitare che si cada in questo pericoloso vortice che non riguarda solo i singoli, ma risucchia intere famiglie».

«La problematica ha un trend in aumento – spiega Nadia Ferrero, medico e direttore del Dipartimento di dipendenze patologiche dell’AslCn1 –. Dal 2010, solo nella sede di Cuneo, abbiamo seguito 200 casi, 61 nel 2013. Il coinvolgimento è trasversale a tutte le fasce di età e riguarda, in maggioranza, uomini. È fondamentale la precocità dell’intervento: inizialmente la patologia è meno radicata, quindi sarà più semplice ed efficace il trattamento. È molto importante che soggetti o familiari ci contattino alle prime manifestazioni di comportamenti a rischio».

La dipendenza da gioco sta diventando un problema sociale anche a Cuneo: il Consorzio socio-assistenziale rileva situazioni di disagio economico provocate o aggravate da questa mania. Per questo il Comune ha aderito al “Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo”, con cui numerosi primi cittadini hanno presentato una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela della salute degli individui tramite il riordino delle norme in materia di giochi con vincite di denaro. La sua finalità è regolamentare la diffusione di scommesse, slot e videopoker, contrastare il gioco non autorizzato, impedire l’accesso alla criminalità e il riciclaggio di denaro. L’appello dell’assessore è di partecipare alla raccolta firme per la proposta di legge.

 

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