Il giardiniere di Dio

Come ogni notte, il silenzio profondo del bosco era rotto soltanto dai lugubri versi degli uccelli notturni e dallo scricchiolio degli sterpi sui quali passava, furtiva, una volpe o una faina. Ma quella notte, all’improvviso, il silenzio del bosco venne squarciato dai singhiozzi di un bimbo piccino, dai soffici riccioli biondi. Fu un attimo, poi tutto ritornò silenzioso, troppo silenzioso: gli uccelli erano ammutoliti, le volpi si erano fermate sgomente, udendo quel pianto. Nel bosco ora si aggirava, come smarrito, un angelo, che sfiorava appena il terreno sicché gli sterpi e le foglie secche, al suo passaggio, restavano silenziosi anch’essi. Due rivoli di lacrime solcavano il viso dell’angelo i cui lineamenti delicati apparivano disfatti da un dolore immenso. L’angelo si chinò sul bimbo, che sembrava addormentato e gli disse: – Tutto è finito, Tommy! Tommy aprì gli occhi. L’angelo gli sorrise e quel sorriso asciugò l’ultima lacrima che ancora brillava nei grandi occhi azzurri del bambino il quale, d’istinto, ricambiò il sorriso dell’angelo. Ma poi, improvvisamente, si fece serio e in fondo ai suoi occhi limpidi brillò un lampo oscuro. – Tu sei il mio angelo custode, vero? – chiese Tommy. – Sì, io sono l’angelo che Dio ha messo al tuo fianco perché ti custodissi, nel suo Nome. La domanda che l’angelo temeva esplose, in tutta la sua forza: – Perché non l’hai fatto, allora? Perché mi hai lasciato solo? Dov’eri tu, mentre io avevo tanta paura? L’angelo strinse a sé il bimbo e sentì battere al l’impazzata quel piccolo cuore in tumulto. – Ero con te, Tommy, ti stringevo forte la mano e piangevo, piangevo con te. Ma tu non potevi vedermi, né sentirmi. In quel momento, lo so, ti sentivi veramente solo. – Perché? – Perché era il tuo momento, Tommy. – Cosa vuol dire, non capisco! L’angelo prese il bimbo per mano e gli disse: – Vieni, voglio mostrarti una cosa. Accompagnato dall’angelo, Tommy ripercorse a ritroso tutta la strada che aveva fatto, in preda alla paura, dalla sua casa fino al bosco. La luna rischiarava discreta il loro cammino e, sotto la luce della luna, Tommy vide che il terreno del bosco era diventato una grande prateria fiorita e profumata. La lunga tunica dell’angelo sembrava accarezzare i fiori azzurri delle ortensie, le candide corolle delle rose, fragili mughetti, gigli odorosi e mazzi di violette bianche, sparsi dovunque, a profusione. – Quando sono spuntati, questi fiori? – chiese il bimbo, stupito -. Quando io sono entrato nel bosco, c’erano solo foglie secche e macchie di muschio! – Questi fiori, Tommy, li hai fatti crescere tu. Per questo, prima, ti ho detto che era il tuo momento. Il momento della tua semina. Questi fiori sono nati dalle tue lacrime. Perché le lacrime, bimbo mio, sono come semi. Da ogni lacrima versata sulla terra, Dio fa nascere un fiore. – Eppure, io ancora non capisco! – disse il bambino, fissando il suo angelo custode negli occhi – Le lacrime, il dolore, la paura sono cose brutte! Come, dalle cose brutte possono nascere tutte queste cose belle ? – chiese Tommy, additando i fiori. – Perché il male, Tommy, fa male soltanto a chi lo fa. Per chi non lo fa, ma lo subisce, il dolore diventa come l’aratro che solca la terra, vi apre una ferita in cui il seme cade e cresce e fiorisce. – E per tutti quelli che hanno sofferto per me? – Anche nei loro cuori, Tommy, stanno sbocciano germi di bontà, di luce, di bellezza, di tenerezza, di nostalgia di un mondo nuovo. Forse di perdono. E tutto questo è opera tua, Tommy, piccolo giardiniere di Dio! Un argenteo raggio di luna scese a toccare il suolo e su quel fragile raggio l’angelo e il bambino si incamminarono, entrambi sorridenti, verso il Cielo.

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